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Confisca dei beni solo con gravi indizi di colpevolezza

del 11/09/2012
di: di Debora Alberici
Confisca dei beni solo con gravi indizi di colpevolezza
Più difficile confiscare i beni ai sensi della «231». Infatti, il sequestro è valido solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 34505 del 10 settembre 2012, ha accolto il ricorso di un'azienda accusata per responsabilità amministrativa dell'ente in quanto il suo amministratore era finito nel mirino degli inquirenti in un'inchiesta di corruzione negli appalti. Dunque, ad avviso della sesta sezione penale che, con questa interessante decisione, ha fissato una serie di paletti per il sequestro dei beni degli enti indagati ai sensi della «231», «presupposto per il sequestro preventivo di cui all'art. 53 dlgs 231/2001 è un fumus delicti allargato, che finisce per coincidere sostanzialmente con il presupposto dei gravi indizi dì responsabilità dell'ente, al pari di quanto accade per l'emanazione delle misure cautelari interdittive».

In altri termini, i gravi indizi coincideranno con quegli elementi a carico, di natura logica o rappresentativa, anche indiretti, che sebbene non valgono di per sé a dimostrare oltre ogni dubbio l'attribuibilità dell'illecito all'ente con la certezza propria del giudizio di cognizione, tuttavia globalmente apprezzati nella loro consistenza e nella loro concatenazione logica, consentono di fondare, allo stato, una qualificata probabilità di colpevolezza. Fra l'altro, «l'apprezzamento dei gravi indizi deve portare il giudice a ritenere l'esistenza di una ragionevole e consistente probabilità di responsabilità, in un procedimento che avvicina la prognosi sempre più a un giudizio sulla colpevolezza, sebbene presuntivo in quanto condotto allo stato degli atti, ma riferito alla complessa fattispecie di illecito amministrativo attribuita all'ente indagato».

Questo perché, ha spiegato il Collegio di legittimità, nella disciplina introdotta dalla «231» le misure cautelari interdittive e quelle definite reali sono poste sul medesimo piano perché sono destinate ad anticipare l'applicazione di sanzioni principali e obbligatorie, sanzioni subordinate alla condanna dell'impresa. La vicenda riguarda una maxi inchiesta per corruzione nell'ambito di un appalto per la costruzione di un tratto autostradale. L'amministratore della Spa era stato accusato di aver dato delle tangenti per l'assegnazione del lavoro. Quindi era scattata l'indagine sulla responsabilità amministrativa dell'ente e contestualmente la misura interdittiva sul profitto del reato. La difesa dell'azienda ha presentato ricorso al Tribunale di Monza per far cadere la misura. Ma l'istanza è stata respinta.

Quindi il ricorso alla Suprema corte dove, con due motivi, la Spa ha contestato il fumus commissi delicti e la sua valutazione.

La tesi è risultata vincente presso la Suprema corte che ha accolto il rinvio. Ora gli atti torneranno a Monza dove i giudici dovranno rivalutare il caso e annullare il sequestro alla luce del principio affermato in sede di legittimità.

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