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Esodati, il provvedimento non serve. Basta il parere

del 08/09/2012
di: di Carla De Lellis
Esodati, il provvedimento non serve. Basta il parere
Esodati anche se non «autorizzati» formalmente all'esonero al 4 dicembre 2011. Per essere incluso tra gli aventi diritto ad andare in pensione con le vecchie regole (i cd esodati), infatti, all'impiegato pubblico non serve necessariamente che l'amministrazione da cui dipende abbia formalmente adottato il provvedimento di concessione dell'esonero entro il 4 dicembre 2011; può farlo anche successivamente. Perché è sufficiente anche solo che a tale data il lavoratore sia in possesso della domanda di richiesta dell'esonero, con su espresso il parere favorevole del segretario generale pro-tempore. A precisarlo, tra l'altro, è la nota protocollo n. 35430/2012 della presidenza del consiglio dei ministri, dipartimento della funzione pubblica, che fa proprio un parere del Consiglio di stato. La novità, di fatto, amplia la platea dei potenziali beneficiari della deroga ai nuovi requisiti di pensione introdotti dalla riforma Fornero.

Basta il «sì». La nota della funzione pubblica affronta due questioni relative alla disciplina dei cosiddetti esodati, ossia dei lavoratori (in mobilità, con contributi volontari ecc.) che conservano il diritto ad andare in pensione con le vecchie regole (quelle cioè previgenti alla riforma Fornero) anche successivamente al 1° gennaio 2012 (data di entrata in vigore della riforma Fornero). In particolare, si tratta di due questioni attinenti alla posizione degli impiegati pubblici «che alla data del 4 dicembre 2011 hanno in corso l'istituto dell'esonero dal servizio» e che, per tale ragione, hanno diritto a essere inclusi nel novero degli esodati e nel limite di 950 unità ad andare in pensione in base ai vecchi requisiti (la domanda si presenta entro il 21 novembre). Peraltro, in tal caso, l'istituto dell'esonero «si considera comunque in corso qualora il provvedimento di concessione sia stato emanato prima del 4 dicembre 2011». La prima questione concerne dunque la possibilità, per un'amministrazione, di adottare un provvedimento ricognitivo di riconoscimento dell'esonero. Nella precedente circolare n. 2/2012, la funzione pubblica ha chiarito che l'esonero s'intende concesso anche «se l'amministrazione nelle veste del dirigente competente... abbia adottato una determina formale dalla quale si desuma la volontà di accoglimento dell'istanza dell'interessato». Il Consiglio di stato, invece, ha espresso differente orientamento, ritenendo che il «parere favorevole espresso dal segretario generale pro-tempore abbia la stessa valenza del provvedimento di accoglimento della domanda». Pertanto, spiega la funzione pubblica, l'adozione del provvedimento ricognitivo diventa in questo caso necessario, per consentire ai potenziali beneficiari di poter regolarmente presentare l'istanza per la richiesta dei benefici pensionistici (in essa, infatti, vanno indicati gli estremi del provvedimento).

La decorrenza dell'esonero. La seconda questione riguarda l'individuazione della data di decorrenza dell'esonero. La funzione pubblica spiega che tale data va individuata nel quinquennio precedente la data di decorrenza della pensione dell'interessato calcolata in base alle vecchie regole (comprendendo finestra e speranza di vita). Un esempio. Lavoratrice con diritto ad andare in pensione con «quota 97» (vecchie regole), che compie 61 anni (età minima per maturare quota 97) il 18 febbraio 2016. Aggiungendo i 12 mesi per la finestra (18 febbraio 2017) e i tre mesi (per ora) della speranza di vita, si ottiene l'epoca di pensionamento: 19 maggio 2017. Andando a ritroso di cinque anni, viene a fissarsi la data di decorrenza dell'esonero: 18 maggio 2012.

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