Consulenza o Preventivo Gratuito

Aliquote: alle casse comunali il 2,53% dell'Iva

del 08/09/2012
di: di Matteo Barbero
Aliquote: alle casse comunali il 2,53% dell'Iva
Ai comuni il 2,53 per cento dell'Iva ed alle province lo 0,60 per cento dell'Irpef. Sono queste le aliquote di compartecipazione fissate dai due decreti del presidente del consiglio dei ministri pubblicati in G.U. n. 209 del 7/9/2012, che porteranno nelle casse dei sindaci oltre 3 miliardi di euro e in quelle dei presidenti provinciali circa 1 miliardo in passato garantiti dai trasferimenti dello Stato. I provvedimenti si inseriscono nel solco del federalismo fiscale, quale disciplinato dalla legge n. 42 del 2009 e dai successivi decreti attuativi. Per i comuni, e' stato il dlgs n. 23/2011 a prevedere l'assegnazione, in luogo dei vecchi trasferimenti erariali, di una serie di compartecipazioni a tributi statali, fra cui l'Iva. Tale meccanismo avrebbe dovuto incentivare i comuni a promuove le attività economiche nel loro territorio ed a fare emergere l'evasione fiscale. Fin da subito, tuttavia, tale elemento premiante si e' scontrato con la mancanza di dati attendibili sul gettito Iva per comune e addirittura per provincia, tanto che lo scorso anno il riparto e' stato effettuato dividendo il gettito di ciascuna regione in base alla popolazione residente in ogni comune. Con il dl n. 201/2011 il legame fra gettito e territorio si e' ulteriormente attenuato: la compartecipazione comunale all'Iva, infatti, e' stata fatta confluire nel fondo sperimentale di riequilibrio, per rimpinguarlo dopo i forti tagli disposti dal medesimo provvedimento. Per le province, invece, la compartecipazione all'Irpef e' stata introdotta fin dal 2002. Successivamente, il dlgs 68/2011 (anch'esso «figlio» della legge n. 42/2009) ne ha previsto, a decorrere dal quest'anno, un incremento che consentisse di compensare la fiscalizzazione dei trasferimenti erariali agli enti di area vasta. Anche in tal caso, il gettito confluisce nel fondo sperimentale di riequilibrio, con lo scopo di rendere meno traumatico il passaggio dal vecchio al nuovo regime, soprattutto per gli enti finora risultati più' dipendenti dagli assegni statali. Tale meccanismo di finanziamento, ancora in gran parte incompleto, dovrà essere nuovamente rivisto a seguito del riordino delle province previsto dalla spending review, a seguito del quale molte delle attuali funzioni provinciali passeranno a comuni e regioni. Per gli enti locali, comunque, la partita finanziaria decisiva sarà quella che si giocherà da qui al 15 ottobre, termine entro il quale si dovrà decidere come distribuire i nuovi sacrifici previsti dal dl 95/2012n che valgono 500 milioni ciascuno per i comuni e per le province.

vota