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Sviluppo economico: costo del lavoro da ridurre

del 07/09/2012
di: di Francesco Longobardi presidente nazionale Ancl Su
Sviluppo economico: costo del lavoro da ridurre
Non ho perso occasione, tanto al recente congresso nazionale, quanto sulle colonne dei media, di questa rivista, nei numerosi convegni cui ho partecipato sul territorio, negli incontri e nelle sedi istituzionali, di insistere (spesso con voce isolata) sulla necessità ormai imprescindibile di ridurre il costo del lavoro, che in Italia ha livelli stratosferici. L'ho fatto e continuo a farlo, senza smanie di titoli da economista, ma semplicemente avvertendo ed interpretando (così come tanti colleghi) le legittime aspettative di aziende e datori di lavoro. È evidente che l'alto costo del lavoro progressivamente raggiunto, frena non poco l'intera economia e lo sviluppo del paese. Non è tanto difficile comprendere che un nuovo lavoratore occupato, produce reddito che si rimette in circolo, produce gettito fiscale e contributivo, non grava sui costi del welfare, progetta un minimo di futuro per sé e per la propria famiglia. Lo scoraggiamento non solo a nuova e ulteriore occupazione ma anche allo stesso mantenimento dei livelli occupazionali, è senza ombra di dubbio correlato all'alto costo del lavoro. È stato di recente stimato – come ampiamente riportato dalla stampa – che mediamente il netto in busta di un impiegato o di un operaio rappresenta pressoché solo la metà del costo complessivo del lavoratore, ciò prendendo in considerazione la tassazione fiscale, contributiva ed assicurativa a carico del datore di lavoro, senza contare quella che grava sul dipendente. Livelli insostenibili, oserei dire, deprimenti. Con un costo del lavoro così alto, la spinta al lavoro irregolare, alla elusione di rapporti regolari, a tipologie contrattuali atipiche o precarie, è la normale conseguenza. E lì, i consulenti del lavoro, da una parte impegnati alla diffusione della regolarità dei rapporti di lavoro, e dall'altra a fare vere e proprie acrobazie per soddisfare le più svariate esigenze aziendali. Non può andare avanti così: il sistema Paese ha bisogno di stabilità e di certezze, di un sistema di tassazione equo e sostenibile a tutti i livelli. È notizia di questi giorni che il governo si appresta a varare misure che andranno ad incidere sul costo del lavoro al fine del suo abbattimento. Il ministro del Lavoro ha dichiarato in proposito che non si può semplicemente abbattere il cuneo fiscale per tutti i lavoratori: deve invece pensarsi a una sperimentazione che veda riconosciuta una agevolazione alle imprese che valorizzano il capitale umano. Decriptare questo messaggio (pubblicamente enunciato al Meeting di Rimini) non è cosa facile. Bisognerà attendere il testo del provvedimento che a breve verrà sottoposto al consiglio dei ministri per le successive valutazioni. Tuttavia, ogni iniziativa volta all'abbattimento del costo del lavoro va sicuramente incoraggiata e sostenuta. Bisogna augurarsi di non ritrovarsi con un pannicello caldo, di facciata, se è vero che è necessario un provvedimento strutturale e di lungo termine.

Con la riforma delle pensioni, il governo ha espresso un deciso coraggio: faccia altrettanto ora, senza indugi. Il Paese attende.

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