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Coltivazioni Ogm autorizzate senza vincoli

del 07/09/2012
di: da Bruxelles Angelo Di Mambro
Coltivazioni Ogm autorizzate senza vincoli
La coltivazione di ogm autorizzati a livello comunitario non può essere limitata o vietata negli stati membri, né sottoposta a un regime di autorizzazione nazionale che affianchi quello europeo, né tantomeno, come accaduto in Italia, respinta in attesa che vengano adottati i piani di coesistenza tra colture ogm, convenzionali e biologiche. Almeno nell'attuale quadro normativo Ue, che prevede discrezionalità molto limitata per i paesi membri sulla questione. A ricordarlo è la Corte di giustizia europea nella sentenza sul caso Pioneer Hi Bred-ministero delle politiche agricole, sollevato presso i giudici di Lussemburgo dal Consiglio di stato. Si tratta di una decisione attesa, dopo il parere espresso dall'avvocato generale della Corte la scorsa primavera che andava nella stessa direzione, favorevole all'azienda e contraria alla legislazione nazionale. Nel 2008 la DuPont Pioneer, compagnia produttrice e distributrice di sementi, aveva visto respinta la richiesta di autorizzazione per la messa a colture di mais MON810 con la motivazione che il ministero non poteva procedere all'istruttoria nelle more dell'adozione, da parte delle regioni, delle norme idonee a garantire la coesistenza tra colture. Regole, quelle sulla coesistenza, la cui compilazione è affidata dalla legislazione nazionale (dlgs n. 212/2001 e dl n. 279/2004) alle regioni e langue da anni. Caso tutto italiano, visto che altri paesi dell'Ue, come la Francia, per limitare le coltivazioni ogm hanno adottato la clausola di salvaguardia (anche se nel caso di Parigi con scarso successo) misura riconosciuta dalle norme Ue. La decisione della Corte avvalora in sostanza le tesi dell'azienda, che ora, si legge in un comunicato stampa, «attende la decisione finale del Consiglio di stato in merito alla causa legale pendente con il ministero delle politiche agricole». L'associazione di agricoltori pro-biotech Futuragra definisce la sentenza «di portata storica» e «una grande opportunità». Di segno opposto l'interpretazione di Coldiretti, secondo cui «la sentenza non cambia niente» perché «lo stop agli ogm nei campi è stato deciso non in via generale, ma in forza di un provvedimento intervenuto su un caso concreto». Confagricoltura ricorda la necessità di approntare «un sistema di regole che garantisca la coesistenza tra le diverse forme di agricoltura senza che l'una danneggi l'altra. Le regole finora, in Italia, si è preferito non adottarle». La Cia si appella all'Europa: «L'Ue deve adottare al più presto norme chiare e comuni in materia di ogm, dall'etichettatura alla coesistenza». In effetti a Bruxelles si discute da due anni di una nuova legislazione per dare agli stati membri maggiore discrezionalità per limitare la coltivazione di ogm sul territorio nazionale. Il dossier è fermo in Consiglio per l'opposizione di un blocco di minoranza di stati guidati da Francia e Germania e, a meno di colpi di scena, nessuno a Bruxelles si attende novità a breve termine. Fino ad oggi sui temi agricoli il governo Hollande non ha segnato una netta discontinuità col precedente, la presidenza di turno dell'Ue affidata a Cipro non si scalda sul tema spinoso degli ogm. L'unica occasione per discuterne potrebbe essere il consiglio dei ministri dell'ambiente del 19 dicembre.

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