Consulenza o Preventivo Gratuito

Contro la doppia tassazione sulle rendite finanziarie

del 07/09/2012
di: di Simona D'Alessio
Contro la doppia tassazione  sulle rendite finanziarie
Ormai «insostenibile» la doppia tassazione sulle rendite finanziarie (aumentata dal 1° gennaio dal 12,5 al 20% per effetto della legge 148/2011) e sui trattamenti pensionistici erogati. E, così, le casse previdenziali privatizzate presentano ricorso alla Corte di giustizia di Bruxelles, denunciando di subire da anni un duplice balzello che grava sempre più pesantemente sui conti e rappresenta «un'anomalia unica in Europa». A deciderlo ieri, a Roma, l'assemblea dell'Adepp, l'associazione che riunisce 20 enti, il cui presidente Andrea Camporese dichiara a ItaliaOggi che «abbiamo adottato questo provvedimento in un momento finanziario particolarmente difficile a livello globale, consapevoli che, rispetto ad altri stati dell'Ue, il sistema previdenziale dei professionisti italiani sia decisamente penalizzato, poiché paradossalmente paghiamo imposte sugli investimenti effettuati, e anche sulle prestazioni dovute agli iscritti». L'innalzamento recente di 7 punti percentuali e mezzo del prelievo fiscale sui rendimenti finanziari degli istituti è stato calcolato che equivale a «un maggior costo annuo stimato tra i 60 e i 70 milioni di euro. Una cifra elevatissima. È una nostra vecchia battaglia quella contro l'iniquità della duplice tassazione, che abbiamo cercato di portare avanti nel tempo attraverso il dialogo con le istituzioni», aggiunge, «ma alla luce delle ultime scelte legislative, che hanno reso ancora più gravosi gli oneri per le casse, siamo stati costretti ad agire diversamente. E, perciò, ci siamo rivolti alla Corte di giustizia europea».

Ma non è l'unico punto su cui l'Adepp punta a rivalersi, bussando alla porta dell'organismo comunitario: il ricorso depositato, infatti, riguarda anche la norma, contenuta nella «spending review» (legge 95/2012), che impone ai soggetti nati con i dlgs 509/1994 e 103/1996 di ridurre i costi del 5-10%, per versare il ricavato nelle casse dello stato, ai fini del risanamento di bilancio. Il provvedimento, sostiene Camporese «va nella direzione di ledere il principio di autonomia degli enti, che vengono così considerati parte della pubblica amministrazione, pur non essendolo, né per forma giuridica, né per sostanza. Stiamo già operando, indipendentemente da dettami governativi, un contenimento delle spese gestionali, ma quelle risorse risparmiate devono rimanere all'interno dell'ente stesso. A questo proposito», prosegue, «l'associazione continua a sostenere progetti di sinergia fra gli istituti, in modo da ottenere una più ragguardevole riduzione delle uscite e fornire servizi più efficienti ai professionisti».

A pochi giorni dalla scadenza del termine per la presentazione ai ministeri vigilanti dei piani di riforma con cui vengono assicurati bilanci con sostenibilità a 50 anni (il 30 settembre, ndr), l'Adepp esprime il desiderio di essere convocata quanto prima dal presidente del consiglio Mario Monti che, «dopo aver ricevuto imprese, banche e sindacati, credo possa confrontarsi anche con noi per affrontare insieme il fondamentale tema del rilancio dell'economia».

vota