Consulenza o Preventivo Gratuito

Evasione: nuovo accordo fiscale Ue-Svizzera

del 07/09/2012
di: di Tancredi Cerne
Evasione: nuovo accordo fiscale Ue-Svizzera
Un nuovo accordo fiscale Ue-Svizzera che tenga conto dei progressi raggiunti con gli accordi bilaterali. Nuove misure in arrivo entro la fine dell'anno per contrastare l'evasione a livello comunitario, in particolare contro i paradisi fiscali e la pianificazione fiscale aggressiva. Il Quadro Rw della dichiarazione italiana sotto la lente dei commissari europei perché poco chiaro. Sono questi i temi dell'agenda fiscale del commissario Ue alla fiscalità Algirdas Semeta che in una intervista a ItaliaOggi ricorda di avere inviato a marzo una lettera a Monti con i criteri per trattare con la Svizzera.

Domanda. Dopo l'annuncio della Francia di voler elevare al 75% le imposte sui redditi più elevati, molte imprese sembrano decise a spostare la propria residenza fiscale altrove. Come giudica la Commissione questo trend di politiche fiscali aggressive da parte di alcuni paesi Ue? Siete preoccupati per il verificarsi di questo fenomeno?

Risposta. «Non direi che ci sia una tendenza a mettere in atto politiche fiscali aggressive da parte degli stati membri. Al contrario, abbiamo fatto molti progressi nel passaggio verso politiche fiscali che non creano concorrenza dannosa all'interno del mercato unico. Dal 1997, gli stati membri si sono impegnati ad adottare il codice di condotta in materia di tassazione delle imprese, che mira a garantire una giusta concorrenza fiscale e l'eliminazione di regimi tributari dannosi. Ogni manovra fiscale viene valutata per assicurare che non crei distorsioni al sistema tributario comunitario. E nel caso in cui ci si dovesse imbattere in una violazione del codice di condotta, lo stato membro è tenuto a adottare misure necessarie per modificare la situazione. Un esempio di questo tipo è rappresentato dalla possibilità che uno stato membro possa offrire un trattamento fiscale favorevole a cittadini non residenti con il solo scopo di attrarre a sé capitali da altri stati membri. Dal momento in cui è stato introdotto il codice di condotta sono state rimosse da parte degli stati membri più di cento pratiche fiscali dannose, contribuendo a garantire una più equa concorrenza fiscale all'interno dell'Ue. Ovviamente, questo è un processo in continua evoluzione che ha bisogno di costante valutazione e revisione da parte della Commissione. Al momento stiamo cercando il modo di rafforzare ulteriormente il codice di condotta, pur continuando a monitorare le pratiche fiscali degli stati membri per garantire il fair-play nel mercato unico».

D. La Commissione ha criticato il quadro RW della dichiarazione dei redditi italiana relativo agli asset detenuti all'estero dai contribuenti della penisola giudicandolo poco chiaro. L'Italia ha messo allo studio una revisione del quadro RW per adeguarlo alle richieste di Bruxelles. Quali devono essere gli emendamenti apportati dal Fisco italiano per rispondere alle indicazioni della Commissione? E quando vi aspettate di ottenere la nuova versione del modello per la dichiarazione dei redditi italiana?

R. «Sono molto soddisfatto degli sforzi compiuti dagli stati membri per combattere la frode e l'evasione fiscale. Si tratta di una sfida enorme, che deve essere posta in cima alla lista di priorità delle autorità nazionali. Ogni stato membro deve valutare la propria situazione per accertare quali siano le misure più appropriate da intraprendere a livello nazionale. Detto questo, qualsiasi iniziativa adottata da uno stato membro deve essere compatibile con il diritto comunitario, con il principio di non discriminazione e con le libertà fondamentali previste dal Trattato. Attualmente, la Commissione sta discutendo con le autorità italiane i dettagli del modello RW. Ma è ancora troppo presto per dire quale sarà la nostra valutazione finale».

D. Nei giorni scorsi si è tenuto un nuovo incontro bilaterale tra il premier italiano Mario Monti e il suo omologo svizzero durante il quale si è discusso nuovamente della volontà di arrivare in tempi rapidi a un accordo fiscale tra i due paesi. Come giudicate questa possibilità? Siete favorevoli alla sottoscrizione di un'intesa simile a quella sottoscritta da Berna con il Regno Unito, Germania e Austria?

R. «Gli stati membri hanno il diritto di negoziare accordi bilaterali con paesi terzi su aspetti che non vengono regolati dal diritto europeo. Quando si tratta di accordi fiscali bilaterali con la Svizzera, sono stato molto chiaro: questi non devono incidere sulle aree di competenza dell'Ue o compromettere la direttiva Ue sul risparmio e l'accordo sulla tassazione dei risparmi tra Europa e Svizzera. Lo scorso mese di marzo ho definito quali possono essere i parametri per questi accordi fiscali bilaterali in una lettera inviata a tutti i ministri delle finanze dei paesi Ue. Lo scopo di questa lettera è stato quello di evitare ambiguità in ciò che ci aspettiamo da parte degli stati membri, nel caso in cui volessero negoziare accordi fiscali bilaterali con i paesi terzi. Sono fiducioso che il primo ministro Monti sia a conoscenza delle norme comunitarie e le voglia rispettare nel caso di un accordo con la Svizzera, oltre a continuare a sostenere ampi sforzi per combattere l'evasione fiscale all'interno dell'Unione europea».

D. Dopo l'entusiasmo iniziale per la creazione di intese fiscali bilaterali tra la Svizzera e alcuni paesi europei, la Germania sembra adesso voler fare marcia indietro. Quali sono le ragioni di tanta volatilità nelle relazioni fiscali tra i paesi del Vecchio continente? E quali sono le alternative per arrivare a chiudere la bagarre fiscale tra Berna e i paesi confinanti?

R. «Il dibattito interno in Germania sull'accordo fiscale con la Svizzera è un affare puramente nazionale. Quello che vorrei dire, però, è che un approccio comune dell'Unione europea mi sembra una soluzione di gran lunga migliore rispetto a una serie di accordi fiscali bilaterali con tra i paesi Ue e Berna. Questo sarebbe l'unico modo per garantire una soluzione comune ed efficace che consenta a tutti gli stati membri di ottenere quanto sono legittimamente tenuti ad avere. La contrattazione collettiva garantisce maggiore forza nei negoziati con i paesi terzi. Inoltre, un approccio comunitario consente di evitare quel mosaico di accordi nazionali che, attraverso le loro divergenze, creano opportunità per la creazione di schemi di pianificazione fiscale aggressiva. A tal fine, la Commissione ha proposto di rafforzare gli strumenti dell'Ue volti a combattere l'evasione fiscale (in particolare con la revisione della direttiva sul risparmio), e ha chiesto un mandato per rinegoziare gli accordi fiscali con i paesi limitrofi più importanti, non da ultimo Svizzera. Un accordo sui risparmi Ue-Svizzera potrebbe potenzialmente fornire milioni di euro agli stati membri, e promuovere ulteriormente i principi di buon governo dell'Unione europea. Queste proposte si sarebbero dovute adottare molto tempo fa. Ma mi auguro che i ripetuti inviti da parte dei leader dell'Ue di avanzare in questa direzione possano aiutare a velocizzare questo cammino».

D. Nonostante gli sforzi dei governi di stringere i cordoni del Fisco, i dati sulla riscossione dei tributi in Grecia pubblicati nei giorni scorsi mettono in luce ancora l'esistenza di un grave problema di evasione. Al di là delle ricette messe a punto da Grecia, Spagna e Italia per contrastare il problema dell'evasione, quali sono a vostro modo le leve su cui agire per risolvere una volta per tutte questa emergenza?

R. «Non esiste una ricetta ottimale per affrontare il problema dell'evasione fiscale ma per essere efficaci bisogna mettere in atto una serie di azioni, diverse e complementari, a livello nazionale, comunitario e internazionale. Inoltre, per il successo del contrasto all'evasione è necessario possedere una visione condivisa e mettere in atto una stretta cooperazione tra le autorità degli stati membri. Nel mese di giugno ho presentato almeno 25 nuove misure che credo, se attuate, ci aiuterebbero a combattere seriamente l'evasione fiscale in Europa. Queste includono la creazione di un codice fiscale di identificazione comunitario e sanzioni comuni per gli evasori. La Commissione ha avviato i lavori per portare avanti queste iniziative, per esempio attraverso la proposta effettuata nel mese di luglio di creare un meccanismo di reazione rapida alle frodi Iva. Entro la fine dell'anno presenterò un piano d'azione più dettagliato, insieme a misure coordinate per risolvere il problema dei paradisi fiscali e la pianificazione fiscale aggressiva. Per quanto riguarda la Grecia, in particolare, si tratta della dimostrazione concreta degli effetti dannosi che l'evasione fiscale può generare su un'economia. I debiti con l'Erario si attestano a circa 60 miliardi di euro che, per varie ragioni, le autorità greche non sono state in grado di raccogliere. Una sfida importante che dovranno affrontare le autorità greche, quindi, è la riforma del loro sistema fiscale, e la creazione di una cultura che non tolleri più l'evasione. Dal dicembre 2011, gli esperti della Commissione e degli stati membri hanno fornito assistenza tecnica ad Atene per migliorare l'amministrazione fiscale e la riscossione delle imposte in Grecia. E per il periodo 2012-2013 è stato definito un programma completo di assistenza tecnica che, per essere efficace, dovrà essere accompagnato dalla concreta volontà del governo ellenico di affrontare e combattere il problema. Nella prima metà dell'anno sono stati fatti soltanto lenti progressi in questo senso, soprattutto a causa della situazione di stallo politico legata alle due elezioni greche di maggio e giugno. Adesso è arrivato il momento che il nuovo governo di Atene si concentri totalmente su iniziative concrete volte a migliorare la riscossione delle imposte e a reprimere l'evasione nel paese».

vota