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Visite ai detenuti, si parla italiano e non dei processi

del 06/09/2012
di: Gianni Macheda
Visite ai detenuti, si parla italiano e non dei processi
Stretta dell'amministrazione giudiziaria sulle visite «a sorpresa» dei parlamentari nelle carceri. Potranno parlare con i detenuti, ma senza affrontare questioni processuali, senza finalità di indagine e soprattutto dovranno farlo in lingua italiana. Le nuove regole sono contenute in una circolare del ministero della Giustizia che fissa i paletti a quella norma dell'ordinamento penitenziario che consente, appunto, ai parlamentari di piombare in carcere senza autorizzazione e a sorpresa per constatare con i proprio occhi lo stato dei detenuti. Ed è proprio a questo unico scopo che, secondo i tecnici del guardasigilli Paola Severino, vanno circoscritte le visite di deputati e senatori. «La conversazione deve vertere sulle condizioni di vita del detenuto, sulla conformità del trattamento ad umanità, sul rispetto della dignità della persona, senza alcun riferimento aI processo o ai processi in corso», si legge nel documento. In cui si specifica «che il contenuto dell'eventuale interlocuzione che il visitatore qualificato intenda effettuare con il detenuto non potrà mai fare riferimento alle vicende processuali del medesimo». Di vicende processuali, dunque, se ne parla nell'aula del tribunale, non certamente nei tête-a-tête tra parlamentare e detenuto. Non solo. Devono essere evitate, secondo il ministero, domande che lascino trapelare l'intento di acquisire informazioni finalizzate a indagini o investigazioni. Anche in questo caso si tratta di domande più di pertinenza di un avvocato che di un rappresentante del popolo. Per non parlare della lingua. Dialetti o lingue straniere sono banditi. Nei colloqui si parla italiano o, al limite, ci si serve di un interprete, in modo che il direttore del carcere o il suo delegato presente al colloquio possano agevolmente rendersi conto di che cosa si stia parlando. E a proposito del direttore, a lui compete il dovere/potere di mettere alla porta, metaforicamente parlando, il parlamentare che non rispetti queste regole. Per norma di buona educazione, il funzionario-accompagnatore richiamerà l'onorevole a comportarsi in modo corretto. Poi, e se non sarà possibile allontanare velocemente il detenuto che stia per fornire qualche informazione off limits, scatterà l'immediata interruzione del colloquio. E se del caso anche la denuncia all'autorità giudiziaria. Questa stretta, specifica la circolare, vale per tutti i detenuti. E in particolare per quelli sottoposti al 41-bis. Gli appartenenti alla criminalità organizzata , dice il ministero, sovente si avvalgono di sofisticati sistemi, anche indiretti e talora criptici, per far pervenire propri messaggi all'esterno. Non lo faranno attraverso i parlamentari, ma comunque meglio evitare il rischio.

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