Consulenza o Preventivo Gratuito

Sotto la somma contestata accertamento nullo

del 05/09/2012
di: La Redazione
Sotto la somma contestata accertamento nullo
Nullo l'accertamento fiscale sulla presunta plusvalenza ricavata dalla cessione d'azienda se dall'atto risulta una somma inferiore rispetto a quella che l'amministrazione ha contestato all'imprenditore. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 14800 del 4 settembre 2012, ha accolto il ricorso di un contribuente. È il caso di un piccolo imprenditore di Genova. L'uomo aveva ceduto l'azienda e dall'atto risultava aver percepito 10 milioni delle vecchie lire come anticipo e poi altri 11, a saldo. Per un totale di 21 milioni, poco più di 10 mila euro. Ma aveva di lì a poco ricevuto un accertamento fiscale, sulla presunta plusvalenza realizzata, di oltre 15 mila euro. Per questo aveva impugnato l'atto impositivo di fronte alla commissione tributaria provinciale che aveva annullato la pretesta tributaria. Poi la Ctr aveva ribaltato il verdetto accogliendo il gravame dell'ufficio. A questo punto la commissione centrale aveva confermato. Contro quest'ultima decisione il contribuente ha presentato ricorso alla Suprema corte di cassazione lamentando che i giudici di merito non avrebbero chiarito i motivi per cui avrebbero accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. Soprattutto perché l'accertamento si basava su un imponibile di 15 mila euro mentre l'uomo ne aveva percepiti poco più di dieci. La sezione tributaria del Palazzaccio ha accolto la tesi esposta dalla difesa del contribuente nel primo motivo del ricorso. Sul punto in sentenza si legge: «Fondato appare il primo motivo di ricorso. Il solo riferimento ad un atto di cessione registrato con il quale il contribuente dichiara di avere percepito L. 10.000.000 a titolo di avviamento nonché di avere ricavato L. 11.000.000 quale corrispettivo per la vendita di automezzi non evidenzia il criterio logico che ha condotto la Ctc alla formazione del proprio convincimento, stante il maggiore importo dell'avviso di accertamento». Sul secondo motivo, invece, il Collegio di legittimità non ha espresso alcun parere, dichiarandolo inammissibile. Ma la vicenda non si è conclusa definitivamente con il deposito della sentenza di ieri. Infatti la Suprema corte di cassazione ha rinviato la causa alla commissione tributaria regionale del capoluogo ligure chiedendo di riconsiderare il caso alla luce del principio di diritto espresso.

vota