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Richieste generiche? Niente ricorso alla class action

del 05/09/2012
di: Amedeo Di Filippo
Richieste generiche? Niente ricorso alla class action
La class action deve contenere una domanda sufficientemente determinata e chi la propone non può limitarsi genericamente a chiedere l'emanazione di atti amministrativi. È quanto afferma la prima sezione del Tar Lazio con la sentenza n. 7483 del 3 settembre, che ha giudicato il ricorso col quale il Codacons ha chiesto l'accertamento della violazione dell'obbligo di provvedere alla adozione, da parte della Protezione civile e di alcune amministrazioni locali, degli atti idonei a rimuovere rischi idrogeologici in alcune località.

La class action è stata introdotta dal dlgs n. 198/2009, che riconosce a titolari di interessi giuridicamente rilevanti e omogenei per una pluralità di utenti e consumatori la facoltà di agire in giudizio nei confronti delle p.a. e dei concessionari di servizi pubblici nei casi di lesione dei propri interessi, violazione di termini o mancata emanazione di atti amministrativi generali obbligatori, violazione degli obblighi contenuti nelle carte di servizi, violazione di standard qualitativi ed economici.

Chi ricorre deve notificare preventivamente una diffida all'amministrazione o al concessionario ad effettuare, entro 90 giorni, gli interventi utili alla soddisfazione degli interessati. Qualora non provveda o provveda in modo parziale è consentito il ricorso al giudice amministrativo.

Nel caso sottoposto a giudizio, il Codacons ha chiesto al Tar di accertare la mancata adozione da parte della Protezione civile e delle amministrazioni comunali interessate, nei 90 giorni dal ricevimento della diffida, degli atti amministrativi idonei e degli interventi necessari a riportare a normale tollerabilità l'emergenza legata al rischio idrogeologico in alcune località, caratterizzate da emergenze legate a rischio di frane e crolli.

Il Tar Lazio non condivide il percorso seguito dal Codacons e dichiara il ricorso inammissibile, sulla base di tre presupposti coordinati e concorrenti: il ricorrente ha chiamato in giudizio svariate amministrazioni, situate peraltro in regioni diverse e caratterizzate da situazioni dissimili le une dalle altre; date queste peculiarità, le soluzioni possono essere diverse anche perché diverse sono le disposizioni locali che trovano applicazione; «tale litisconsorzio passivo viene fondato su di una generica richiesta per l'emissione di provvedimenti generali, non meglio specificati, ma che, appunto per le peculiarità delle situazioni, nulla fa ritenere possano coincidere».

Secondo i giudici, il ricorso mette insieme situazioni diverse, accomunate soltanto dall'esistenza di fenomeni d'instabilità geologica, che possono avere cause, dimensioni ed effetti completamente differenti, rispetto ad ognuna delle quali il ricorrente avrebbe dovuto identificare l'atto da emanare.

La class action non sfugge ai comuni principi in materia di domanda giudiziale, e, dunque, alla regola che questa debba essere sufficientemente determinata nel suo petitum, in relazione al contenuto dell'azione ed alla sua finalità. Chi la invoca, sia in sede di diffida che nell'eventuale ricorso al giudice amministrativo che ne ha la giurisdizione esclusiva, non può limitarsi genericamente a chiedere l'emanazione di atti amministrativi, bensì deve indicarne la natura, il contenuto e la fonte normativa in riferimento alla specifica situazione di pregiudizio.

Rileva infine la sentenza che le associazioni di tutela dei consumatori possono agire in giudizio qualora derivi una lesione diretta, concreta e attuale degli interessi giuridicamente rilevanti ed omogenei, ma solo a tutela degli interessi dei propri associati. Il Codacons è dunque legittimato ad agire, ma solo in rappresentanza degli interessi di propri determinati associati, rispetto a ognuno dei quali deve indicare il titolo e l'oggetto dell'azione.

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