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Il Durc complica la sanatoria degli stranieri

del 04/09/2012
di: Daniele Cirioli
Il Durc complica la sanatoria degli stranieri
Il Durc complica la sanatoria stranieri. Servirà a provare l'adempimento degli obblighi contributivi sul lavoro in nero pregresso fatto emergere (regolarizzato); per cui, in caso di esito contrario (Durc negativo) potrebbe determinare l'esclusione dell'azienda dalla sanatoria, ma per irregolarità relative a situazioni diverse da quelle della sanatoria, introducendo così un nuovo requisito di ammissione (non previsto dalla normativa). È quanto si desume dalla bozza di decreto attuativo della sanatoria degli immigrati, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Sei mesi almeno

La procedura di regolarizzazione impone, al datore di lavoro, di sistemare il rapporto di lavoro negli aspetti retributivo, fiscale e contributivo relativamente al periodo pregresso fatto emergere. Sotto questi tre aspetti, in altre parole, vanno ottemperati gli obblighi e i versamenti, ma senza interessi e sanzioni, per il periodo di lavoro in nero che si intende regolarizzare. Tale periodo va dalla data di assunzione in nero dello straniero fino alla presentazione dell'istanza di sanatoria e non può essere inferiore a sei mesi (che, evidentemente, coprono il periodo da maggio a ottobre 2012 durante il quale cadono le due date indicate dalla normativa per due delle condizioni di ammissione: esistenza del rapporto dal 9 maggio e sussistenza dello stesso rapporto di lavoro alla data di presentazione dell'istanza, cosa possibile fino al 15 ottobre).

Il Durc che complica tutto

In merito agli obblighi di natura contributiva, la bozza del decreto attuativo prevede due distinte modalità di «prova» degli adempimenti, a seconda che si tratti di lavoro domestico o non domestico. In tabella le tre vie da seguire. La bozza di decreto, tuttavia, prevede pure una «controprova» (della prova fornita dal datore di lavoro) nelle sole ipotesi di lavoro dipendente non domestico, agricolo e non agricolo. Nel primo caso (lavoro agricolo), impone allo sportello unico di richiedere in via telematica all'Inps una certificazione di regolarità contributiva dell'azienda agricola che attesterà, a decorrere dalla data di assunzione del lavoratore, l'avvenuta denuncia del lavoratore stesso e la correttezza e la correntezza di tutti gli adempimenti contributivi del datore di lavoro (la certificazione di regolarità contributiva, dunque, si riferisce solo al lavoratore straniero regolarizzato). Nel secondo caso (lavoro non agricolo e non domestico), lo sportello unico ha l'obbligo di richiedere, sempre in via telematica, il documento unico di regolarità contributiva (ossia il Durc) al fine di accertare, a partire dalla data di assunzione del lavoratore, la correttezza e la correntezza dei versamenti contributivi e assicurativi (quindi anche Inail) del datore di lavoro, nonché, se dovuti, dei versamenti alle casse edili. Ciò pone qualche interrogativo: il Durc, come noto, attesta la regolarità contributiva di «tutta» l'impresa nel suo complesso. Pertanto, anche nel caso in cui il datore di lavoro abbia realmente effettuato tutti gli adempimenti contributivi per lo straniero fatto emergere, potrebbe succedere l'emissione di un Durc negativo, cioè di non regolarità, perché per esempio il datore di lavoro ha appese altre irregolarità che non hanno nulla a che vedere con i lavoratori interessati alla sanatoria. Che cosa succede in tal caso? Il datore di lavoro sarà o non sarà ammesso alla sanatoria? Del resto la normativa (dlgs n. 109/2012) non impone, tra i requisiti di ammissione alla sanatoria, il possesso del Durc da parte del datore di lavoro; pertanto, l'eventuale Durc negativo, di per sé, non può essere motivo ostativo all'accesso alla regolarizzazione. Se è così bisognerà vedere, allora, in che modo lo sportello unico potrà «capire» se l'eventuale Durc negativo si riferisce o meno alla situazione del lavoratore straniero regolarizzato.

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