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Fatturazione: comunicazione black list ampia

del 04/09/2012
di: di Franco Ricca
Fatturazione: comunicazione black list ampia
Comunicazione «black list» più ampia e accesso acquisti in sospensione d'Iva più difficile. Sono alcune conseguenze che deriverebbero dalle modifiche previste dalla prima bozza di decreto legislativo di recepimento direttiva comunitaria 2010/45/Ue in materia di fatturazione, predisposta dai tecnici dell'amministrazione finanziaria (si veda ItaliaOggi del 21/8/2012). Queste (e altre simili) conseguenze si ricollegano, in particolare, alla prospettata estensione dell'obbligo di fatturazione anche alle operazioni non territoriali e agli effetti sul volume d'affari.

Fatturazione

In via di principio, in base all'art. 21 del dpr 633/72, le operazioni fuori campo Iva per difetto del presupposto territoriale non devono essere né fatturate né registrate, né dichiarate ai fini dell'Iva. Fanno eccezione, ai sensi del comma 6, solamente:

a) le cessioni di beni in transito o depositate in luoghi soggetti a vigilanza doganale, che devono essere fatturate, registrate e incluse nel volume d'affari;

b) le prestazioni di servizi generiche rese a soggetti passivi stabiliti in altro stato membro, che devono essere fatturate e registrate, ma non concorrono comunque al volume d'affari in base all'esclusione specificamente prevista al secondo comma dell'art. 20.

La bozza, da un lato, conferma la disposizione sub a); dall'altro, attraverso l'introduzione del nuovo comma 6-bis, prevede, a carico dei soggetti passivi stabiliti in Italia, l'obbligo di emissione della fattura per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi (diverse da quelle esenti ai sensi dei nn. da 1 a 4 dell'art. 10) effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell'imposta in un altro stato membro, nonché per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di un soggetto (anche privato) stabilito fuori dell'Ue, anche quando tali operazioni non sono soggette all'Iva ai sensi degli artt. da 7 a 7-septies, ossia per difetto del presupposto territoriale.

Per l'effetto, diventerebbe obbligatorio, per esempio, fatturare anche la consulenza legale resa a un soggetto stabilito fuori dell'Ue.

L'obbligo di fatturazione trascina quello di registrazione, che a sua volta determina l'inclusione dell'importo dell'operazione nel volume d'affari del contribuente. In proposito, va evidenziato che la bozza prevede inoltre di cancellare dall'art. 20 del dpr 633/72 l'esclusione dal volume d'affari delle prestazioni di servizi di cui alla lettera b), sicché anche le prestazioni generiche rese a soggetti passivi stabiliti in altri paesi Ue, al pari di tutte le altre operazioni non territoriali sottoposte all'obbligo di fatturazione, concorrerebbero alla determinazione del volume d'affari.

Gli effetti

Le conseguenze di queste modifiche sarebbero molteplici. Si deve segnalare in primo luogo l'effetto che l'estensione dell'obbligo di fatturazione provocherebbe sull'adempimento della comunicazione delle operazioni con soggetti di paesi «black list», istituito dall'art. 1 del dl n. 40/2010. L'obbligo di comunicazione riguarda «tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione», nei confronti di operatori black list, nonché le prestazioni di servizi non territoriali, scambiate da soggetti passivi nazionali con operatori black list.

Attualmente, pertanto, le cessioni e gli acquisti di beni extraterritoriali, non essendo soggette a registrazione, non devono essere indicate nella comunicazione (fanno eccezione solo le cessioni di beni in transito o depositate in luoghi soggetti a vigilanza doganale, per le quali è obbligatoria la fatturazione e la registrazione). Per esempio, non devono essere inclusi nella comunicazione gli acquisti di carburante all'estero, nonché le cessioni, poste in essere da un operatore nazionale, di beni che si trovano all'estero. Con l'estensione dell'obbligo di fatturazione sopra riferita, invece, anche queste operazioni, se di importo superiore a 500 euro, dovrebbero essere segnalate nella comunicazione «black list».

Passando alle conseguenze dell'incremento del volume d'affari a causa dell'inclusione nel medesimo delle operazioni extraterritoriali di cui sopra, oltre alla limitazione dell'accesso alle semplificazioni per i contribuenti minori, appare rilevante l'effetto sul meccanismo che disciplina l'istituto degli acquisti in sospensione d'imposta (cosiddetto plafond), al quale possono accedere, ai sensi dell'art. 1 del dl n. 746/83, i contribuenti in possesso dello status di esportatore abituale, ossia coloro che, nell'anno precedente, hanno realizzato operazioni con l'estero in misura superiore al 10% del volume d'affari (depurato delle cessioni di beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale). È evidente che l'inclusione nel volume d'affari di quasi tutte le operazioni extraterritoriali, aumentando il denominatore della frazione del rapporto fra operazioni con l'estero e volume d'affari, avrebbe l'effetto di rendere più difficile il superamento della soglia del 10%. Per evitare questo pregiudizio, si potrebbe prevedere che anche le operazioni extraterritoriali (con diritto alla detrazione) concorrono al numeratore della fazione, o, in alternativa, escludere le operazioni extraterritoriali dal denominatore (come attualmente previsto per le cessioni di beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale).

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