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Evasione fiscale: estradizione sempre possibile

del 04/09/2012
di: di Debora Alberici
Evasione fiscale: estradizione sempre possibile
L'evasore fiscale può essere estradato verso gli Stati Uniti anche se in Italia il reato si è prescritto. La legislazione statunitense è infatti libera di prevedere termini diversi. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 33594 del 3 settembre 2012, ha dato il via libera alla consegna di una americano accusato nel suo paese per una maxi-fronde fiscale. Insomma lo scopo delle norme contenute ne trattato Italo-Usa hanno lo scopo di evitare che l'evasore americano possa rifugiarsi nel Belpaese fino a quando non scatta la prescrizione della frode. E non c'è nessuna disposizione di tale trattato, a parere della Suprema corte, che viola la nostra Costituzione. Ciascuno Stato è infatti libero di prevedere il termine che ritiene più opportuno. Non è difficile, nel caso sottoposto all'esame del Collegio di legittimità, individuare nella clausola prevista dall'art VIII del Trattato di estradizione Italia-Usa, la causa normativa che ne costituisce il fondamento e che consiste nella finalità di impedire che il reo possa sfuggire alla sanzione penale, rifugiandosi nello Stato in cui il reato commesso si prescriva nel termine più breve. In altri termini, si legge nel passaggio successivo, «la disciplina in esame è coerente con tale finalità e costituisce espressione di scelte di politica legislativa e criminale che, nell'ottica della cooperazione internazionale fra Stati in tale ambito, sono state effettuate dal legislatore e non sono sindacabili nell'ottica del giudizio di legittimità costituzionale». Né è corretto sostenere che l' opzione normativa in disamina dia luogo alle conseguenze irrazionali segnalate dall'evasore. La circostanza che l'Italia, in una situazione speculare, non potrebbe chiedere l'estradizione di un soggetto dagli Stati Uniti perché in Italia, paese richiedente, il reato sarebbe prescritto, anche se non fosse negli Stati Uniti, non deriva da una irrazionalità della norma del trattato ma, più semplicemente, dal fatto che la legislazione italiana prevede un termine prescrizionale più breve. Né si vede come ciò possa risultare ostativo a una condizione di parità con gli Stati Uniti essendo ogni stato libero di stabilire normativamente quali debbano essere i termini prescrizionali dei reati. Ancor meno l'assetto normativo in disamina può vulnerare il diritto di difesa dell'imputato, al quale è sufficiente interpellare un avvocato del paese richiedente per sapere quando scadrà il termine di prescrizione del reato commesso e quando dunque egli potrà essere sicuro di non poter essere più perseguito. Dunque la sesta sezione penale ha confermato la decisione emessa il 2 aprile 2012 dalla Corte d'appello di Palermo di consegnare un 65enne coinvolto nell'ambito di una maxi-inchiesta per frode fiscale negli Stati uniti. L'uomo si era rifugiato in Sicilia e aveva opposto, alla richiesta di consegna d'oltreoceano, la prescrizione in Italia del reato di evasione fiscale. Un motivo, questo, insufficiente secondo i giudici del Belpaese che hanno ora ordinato la consegna dell'imputato.
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