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Le hot line non sono considerate prostituzione

del 01/09/2012
di: Debora Alberici
Le hot line non sono considerate prostituzione
La Suprema corte esclude conseguenze penali per chi presta attività nelle hot line. Non configura il reato di prostituzione intrattenere conversazioni erotiche al telefono anche se l'interlocutore paga per ascoltare. Lo ha sancito la Cassazione con la sentenza 33546 del 31 agosto 2012. La terza sezione penale ha ribaltato la decisione di colpevolezza della Corte d'appello di Milano che ha ritenuto un 35enne responsabile di favoreggiamento della prostituzione, per aver invitato una ragazza a eseguire delle telefonate a sfondo erotico in cambio di denaro. La Suprema corte ha osservato che «la componente lesiva della dignità della prostituta consiste nella messa a disposizione del proprio corpo alla mercè e secondo la volontà dei cliente, ovvero nella funzione strumentale alla percezione di una utilità assegnata al proprio corpo dal soggetto che fornisce la prestazione sessuale». Insomma, la persona retribuita per prostituirsi deve compiere un atto sessuale: ma per questo è necessario l'atto sessuale, ossia che la persona richiesta compia atti che attingano zone erogene del corpo suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale». In questo caso, invece, non era la ragazza a compiere atti sessuali, né su se stessa né su terze persone, ma era il cliente, autonomamente, a compierli su se stesso grazie alle conversazioni hot in oggetto. Pertanto, gli Ermellini hanno annullato senza rinvio la parte inerente alle telefonate perché il fatto non costituisce reato, escludendo che la donna abbia al telefono posto in essere atti sessuali e dunque attività di prostituzione, in virtù del fatto che le «prestazioni vocali» effettuate, con l'intento volontario di eccitare sessualmente l'interlocutore, non possono equivalere a prestazioni sessuali, non impegnando zone corporali erogene.

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