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Evasione fiscale: Iva accertata col metodo induttivo

del 31/08/2012
di: di Debora Alberici
Evasione fiscale: Iva accertata col metodo induttivo
La dichiarazione infedele dell'Iva, che ha come conseguenza l'evasione fiscale può essere accertata con metodo induttivo, in presenza di contabilità irregolare, e sui rilievi della Guardia di finanza, insomma con la stessa procedura usata per l'accertamento fiscale. È quanto affermato dalla Cassazione con la sentenza numero 33504 del 30 agosto 2012. Ma le motivazioni contengono anche un altro interessante principio. L'imprenditore può ottenere uno «sconto di pena» se invoca la continuazione fra il reato di falsa dichiarazione e distruzione delle scritture contabili. Ipotesi alla quale non può applicarsi, insomma, il concorso di reato. Facciamo un passo indietro. Sul punto dell'uso del metodo induttivo la terza sezione penale ha chiarito che «nell'accertamento dei reati tributari e, in particolare, ai fini della prova del reato di dichiarazione infedele, il giudice può fare ricorso legittimamente ai verbali di constatazione redatti dalla Guardia di finanza per la determinazione dell'ammontare dell'imposta evasa e può fare altresì ricorso all'accertamento induttivo dell'imponibile, secondo il disposto dell'art. 39 del dpr 29 marzo 1973, n. 600, quando non sia stata tenuta o sia stata tenuta irregolarmente la contabilità imposta dalla legge». Insomma, hanno fatto bene i giudici di Genova ad esprimere un verdetto di colpevolezza a carico dell'imprenditore, osservando, fra le altre cose, che nella dichiarazione Iva erano stati indicati elementi che non hanno trovato alcun riscontro nelle scritture contabili e amministrative. Scritture che, secondo quanto riferito dal contribuente, erano andate smarrite. Ma nessuna indicazione verosimile era stata fornita circa le modalità dello smarrimento. La vicenda riguarda un piccolo imprenditore di Genova. L'uomo era finito nel mirino degli inquirenti per aver dedotto costi inesistenti, indicando nella dichiarazione annuale elementi passivi fittizi. Non solo. Non aveva tenuto regolarmente la contabilità e anzi aveva sostenuto che gran parte di questa era andata smarrita. Per questo erano scattate le accuse per dichiarazione infedele, evasione d'imposta e occultamento e distruzione delle scritture contabili. Il Tribunale del capoluogo ligure lo aveva condannato. La Corte d'appello aveva confermato il verdetto di colpevolezza. Contro la doppia conforme l'uomo ha presentato ricorso in Cassazione e lo ha vinto solo in relazione alla misura della pena. Infatti gli Ermellini hanno sancito che la dichiarazione infedele non concorre con l'occultamento delle scritture contabili, sono reati per i quali si può configurare la continuazione, e quindi un tempo di reclusione inferiore. Sul resto la Cassazione ha confermato l'intero verdetto ritenendo infondati i primi tre motivi di ricorso presentati dalla difesa. Rilevamenti della Guardia di finanza e metodo induttivo sono utilizzabili anche nel processo penale. Anche la Procura generale della Suprema corte aveva sollecitato in udienza, svoltasi lo scorso 12 aprile, lo stesso epilogo.
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