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I sindacati: le Casse costano troppo devono adeguarsi

del 30/08/2012
di: di Benedetta Pacelli
I sindacati: le Casse costano troppo devono adeguarsi
Anche le Casse si adeguino alle attuali condizioni economiche. E mettano in campo un concreto piano di risparmi, a partire dalla riduzione del numero degli organi collegiali. Dopo il vespaio di polemiche sollevato dai presidenti degli enti per giustificare i 33,5 milioni di costi di gestione delle Casse private, arrivano anche le reazioni di chi rappresenta i principali contribuenti degli enti: i sindacati degli iscritti agli ordini. Che, nel rimarcare quanto tali costi «siano eccessivi», suggeriscono una serie di misure per contenerli. Una su tutte la riduzione del numero dei delegati o dei rappresentati territoriali che, specie negli istituti di vecchia generazione, arriva a essere composta da oltre 200 soggetti, «una cifra spropositata che non ha più ragione di esistere». Ma guai a far passare la spending review degli enti attraverso la fusione, perché i sistemi sono talmente differenti che qualcuno necessariamente ci andrebbe a rimettere pagando per il futuro previdenziale di altri. Piuttosto meglio puntare sulla condivisione dei servizi. «Quello che si chiede oggi alle casse di previdenza», dice Raffaele Marcello presidente dell'Unagraco, l'Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili, «è perfettamente in linea con i tempi però la cura al male non si identifica in tagli lineari, ma nell'individuare le aree di criticità e a partire da quelle, operare le economie di scala». Per il rappresentante sindacale poi si potrebbe pensare a un modello aggregativo che non ha nulla a che vedere con la fusione: «Le Casse che si muovono sulle stesse piattaforme come quella dei ragionieri e dei dottori commercialisti, per esempio, potrebbero fare azioni comuni e avere vantaggi reciproci in termini di risparmi. Gli enti», continua Marcello, «potrebbero continuare a essere gestite come serbatoi autonomi, data l'estrema difficoltà di mettere insieme le aspettative previdenziali di ciascuno di essi, però pensando a consorziarsi oppure mettersi in rete per offrire servizi e garantire efficienza». Sull'unificazione, quanto meno dei servizi, punta Gaetano Stella presidente Confprofessioni, la Confederazione italiana libere professioni anche perché, dice, «in un momento di difficoltà generale e di contrazione di reddito da parte dei professionisti è giusto che anche le casse facciano un'opera di tagli per evitare che a pagare siano solo le pensioni degli iscritti. Cosa fare quindi? «Per esempio», continua Stella, «ridimensionare gli organi sociali nei numeri e soprattutto rivedere il concetto di delegati: è inutile convocare un numero infinito di riunioni sparse per l'Italia quando ci sono altre modalità per il confronto che possono evitare i costi di gestione». «Che le spese delle casse fossero eccessive lo avevamo denunciato da tempo», commenta, poi, Salvo Garofalo, presidente dell'Inarsind, il sindacato ingegneri e architetti liberi ricordando come l'osservatorio di categoria appositamente creato per monitorare spese e sostenibilità avesse già messo in evidenza «lo spropositato numero di delegati che, seppur ha ragioni storiche, andrebbe contratto velocemente entro un centinaio di unità». Garofalo però spezza un lancia in favore delle casse contro «lo scippo» del governo, «perché non è corretto che i risparmi imposti non restino alle Casse ma vengano prelevati dallo stato». Punta, invece, il dito contro il numero elevato del personale dipendente Eleonora Di Vona, presidente dell'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, «che magari si potrebbe pensare di ridurre, così come si può ipotizzare a una revisione dei criteri in base ai quali i rappresentanti ministeriali devono far parte dei cda delle stesse casse, con tutti gli aggravi di spesa del caso». E l'aggregazione non è un canale percorribile neppure per la Di Vona che lancia comunque la sua proposta: «Creare una task force di professionisti tecnici e indipendenti che studino a tavolino l'ipotesi fusione calcolando i rischi ed evidenziando gli eventuali benefici».
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