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Diete, sequestrati i medicinali fai-da-te del farmacista

del 30/08/2012
di: Dario Ferrara
Diete, sequestrati i medicinali fai-da-te del farmacista
Scatta il sequestro sui medicinali preparati direttamente dal farmacista senza l'autorizzazione dell'Aifa o dell'Ue e venduti senza ricetta: il professionista che li mette in commercio rischia la sanzione penale. È quanto emerge dalla sentenza 33386/12, pubblicata il 29 agosto dalla terza sezione penale della Cassazione.

Addio ai preparati terapeutici per dimagrire venduti direttamente in farmacia ignorando la prescritta autorizzazione comunitaria e i limiti quantitativi imposti dalla legge. La normativa pone paletti stringenti ai professionisti che si cimentano nel realizzare i cosiddetti preparati galenici magistrali. La legislazione, in particolare, impone l'estemporaneità della lavorazione, nel senso che il medicinale galenico deve essere preparato dal farmacista per una certa specifica occasione; è necessario osservare un limite quantitativo, vale a dire che la preparazione deve essere fatta per unità; e soprattutto serve una garanzia sanitaria: la preparazione deve essere realizzata nella farmacia dietro presentazione di una ricetta medica. Le medicine per diete fai-da-te vendute dal farmacista del Casertano visitato dai carabinieri dei Nas non possedevano alcun requisito indicato dalla normativa: durante la verifica igienico-sanitaria presso il locale commerciale i militari rinvengono nove confezioni, contenenti ciascuna sessanta-novanta capsule di medicinale, da considerare preparato galenico magistrale, etichettate soltanto in parte. E in ogni caso i carabinieri non ritrovano alcuna ricetta che giustifichi la detenzione delle confezioni medicinali pronte per essere vendute ai clienti dell'esercizio. Non ha dunque sbagliato l'ordinanza del tribunale di libertà di Santa Maria Capua Vetere che ha convalidato il sequestro probatorio di quasi cento confezioni di prodotti terapeutici per dimagrire. Tanto meno sono caduti in errore i magistrati nell'interpretazione della normativa dettata dal decreto legislativo 219/06. Non ha buon gioco la difesa, sostenendo che non si configurerebbe il fumus del reato ipotizzato: i preparati sequestrati dovrebbero essere considerati preparazioni quanto non rivolte alla pubblica vendita, ma destinate esclusivamente ai clienti di un medico specialista delle malattie del metabolismo. Ma la tesi non convince i giudici: il ricorso proposto dal farmacista risulta inammissibile e il professionista è anche condannato a pagare mille euro alla cassa delle ammende.

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