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Ricorsi doc contro il Piano regolatore generale

del 29/08/2012
di: di Francesco Cerisano
Ricorsi doc contro il Piano regolatore generale
Per impugnare i provvedimenti urbanistico-edilizi (per esempio un piano regolatore) è necessario avere un interesse a ricorrere, ossia aver subito una lesione concreta ed effettiva al diritto di proprietà. Non sono quindi ammissibili ricorsi «generici» diretti a chiedere semplicemente un restyling della pianificazione territoriale facendo leva solo sulla qualità di proprietari di un suolo ricadente nel territorio comunale ma non inciso dalle prescrizioni urbanistiche censurate. Se questi requisiti sussistono è irrilevante la mancanza di un atto applicativo dello strumento urbanistico e tale circostanza «non determina di per sé l'inesistenza dell'interesse a ricorrere». Lo ha affermato l'adunanza generale del Consiglio di stato (gabinetto n. 00004/2012, numero affare n. 03240/2010) in un parere chiesto dal ministero dello sviluppo economico su un ricorso straordinario al presidente della repubblica promosso da una srl di Seregno (Mi) contro la delibera con cui il comune aveva escluso dall'applicazione del Piano casa gran parte del territorio municipale. Facendo leva sull'art. 5 comma 6 della legge regionale lombarda n. 13/2009 attuativa del Piano casa, l'ente, a giudizio della società, «avrebbe conseguito l'obiettivo, illegittimo e non consentito, di una generale disapplicazione della normativa», escludendo intere zone omogenee «laddove la legge avrebbe consentito di estromettere solo parti individuate del territorio comunale». La società era proprietaria di un compendio immobiliare nel comune di Seregno, in passato sede di una rilevante attività, ma attualmente completamente dismesso da alcuni anni. Ma ciononostante accusava il comune di aver «completamente vanificato le aspettative edificatorie dell'area, maturate in modo specifico con riguardo al piano casa».

I giudici di palazzo Spada si sono prima di tutto chiesti se la srl potesse o meno agire in giudizio. E in particolare, essendo indubitabile la legittimazione a ricorrere da parte della società (in quanto proprietaria di suoli ricadenti nel territorio del comune), hanno affrontato il tema dell'interesse a ricorrere. Il Consiglio di stato ha riconosciuto che «la presenza di un atto applicativo di diniego delle facoltà edificatorie sostanzia la posizione legittimante nel senso della sussistenza dell'interesse a ricorrere». Ma l'assenza di un applicativo, tuttavia, «non determina di per sé l'inesistenza dell'interesse a ricorrere». Un piano regolatore, infatti, una volta adottato, «nella misura in cui è suscettibile di applicazione o non necessita di ulteriori atti esecutivi, in quanto per il suo contenuto ha già immediata portata prescrittiva, è immediatamente lesivo e direttamente impugnabile». A legittimare il ricorso basta, infatti, «che la delibera impugnata si applichi anche all'area di proprietà della società ricorrente incidendo su aspettative edificatorie qualificate». Il riconoscimento dell'interesse ad agire non è stato però sufficiente a convincere nel merito i giudici di palazzo Spada che hanno considerato «ragionevoli» le motivazioni addotte dal comune per tutelare le peculiarità storiche, paesaggistico-ambientali e urbanistiche.

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