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Ricorsi pendenti: La Ctc ferma a un binario morto

del 29/08/2012
di: di Valerio Stroppa
Ricorsi pendenti: La Ctc ferma a un binario morto
Commissione tributaria centrale in affanno. Entro il prossimo anno, essa dovrà smaltire almeno 150 mila cause arretrate, ma negli ultimi dieci anni la Ctc è riuscita a chiuderne soltanto 250 mila. Peraltro, nonostante il dl n. 216/2011 abbia concesso un anno in più di tempo alle sezioni della Ctc per smaltire i ricorsi pendenti, l'attività 2012 risulta di fatto bloccata. Difficoltà nel potenziamento degli organici, stop delle udienze per effetto della sanatoria sulle liti pendenti fino a 20 mila euro e mancati pagamenti dei compensi dei giudici hanno comportato in molti casi il blocco totale dei processi da giugno a ottobre. Mettendo a repentaglio il rispetto del termine del 31 dicembre 2013 quale deadline ultima per la chiusura delle attività, specie nelle regioni più grandi. Secondo gli ultimi dati ufficiali resi noti dal Mef, all'inizio del 2011 risultavano pendenti più di 213 mila contenziosi (quasi tutti risalenti a vicende vecchie di almeno 20-25 anni), di cui 43 mila in Lazio, 30 mila in Lombardia e 27 mila in Campania. Per rendere l'idea delle grandezze, va segnalato che nell'anno 2010, che è stato quello del record con quasi 55 mila ricorsi complessivamente definiti, nelle tre regioni citate sono state risolte rispettivamente 8.910, 6.257 e 7.516 cause. Le pendenze effettive, in ogni caso, si potranno quantificare solo a settembre, quando gli uffici dell'Agenzia delle entrate trasmetteranno alle sezioni gli esiti delle definizioni delle liti pendenti fino a 20 mila euro chiuse in via bonaria dai contribuenti. Ciò si tradurrà in altrettante ordinanze di estinzione delle controversie.

Nonostante questo, però, il lavoro da fare per i giudici della Ctc è ancora tanto. Non è bastato che il legislatore, oltre ad aver «regionalizzato» l'ex centrale con la Finanziaria 2008, abbia provato più volte a ridurre i carichi, sia prevedendo modalità alternative di chiusura dei contenziosi sia eliminando gli ostacoli all'applicazione di nuovi giudici ai collegi della Ctc (come il vincolo di residenza e l'impossibilità di impiegare giudici tributari di 1° grado). Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, con delibera n. 2684 del 30 novembre 2010, ha dato attuazione alle novità normative, fissando il carico di lavoro minimo in 130 ricorsi annui per giudice e approvando le graduatorie regionali per l'applicazione alle sezioni della Ctc di 447 componenti di Ctp. Operazione ripetuta anche nel 2012, con l'adeguamento degli organici sulla scorta di quelli «standard» previsti dal dm 30 marzo 2008. Anche in questo caso, tuttavia, i rinforzi non sono sempre arrivati a destinazione. Nel caso della sezione Lazio, per esempio, l'inserimento di una trentina di nuovi componenti non è stata possibile per ragioni organizzative interne della Ctc Lazio. E c'è anche chi, specie in vista dell'immissione in ruolo dei circa 950 vincitori del concorso ex dl n. 98/2011 e dei soprannumerari, si chiede che fine faranno i componenti della Ctc che non sono giudici tributari una volta che tutti gli arretrati risulteranno smaltiti. «Non si può pensare a una revisione completa delle commissioni tributarie, tenuto anche conto dei nuovi ingressi derivanti dal recente concorso, se non si definisce prima la questione della Ctc», spiega Daniela Gobbi, componente ed ex presidente del Cpgt. «I suoi componenti, infatti, hanno diritto di precedenza. Una razionalizzazione degli organici, in cui siano preservate le varie professionalità, è certamente auspicabile e non potrà non tenerne conto». Senza tralasciare il tema dei compensi variabili 2011 non ancora pagati dal ministero ai giudici, riguardo ai quali l'Amt ha sollecitato un'azione di massa di natura giudiziaria. «Alla ripresa dell'attività, occorrerà monitorare lo stato delle pendenze commissione per commissione, ma, soprattutto, sarà indispensabile determinare le scadenze per il pagamento dei compensi», conclude Gobbi, «la situazione che sì è creata per il 2011 è inaccettabile. Non so se i giudici decideranno di agire per il recupero, è tuttavia importante che si faccia comunque chiarezza sulle cause del ritardo. Non si può esigere dai giudici rigore e puntualità nel deposito delle sentenze e, nel contempo, non rispettare il loro lavoro subordinando il pagamento delle indennità a criteri non ben definiti e a farraginose prassi amministrative».

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