Consulenza o Preventivo Gratuito

Regime fiscale: i beni sequestrati sono tax free

del 25/08/2012
di: Stefano Loconte
Regime fiscale: i beni sequestrati sono tax free
I beni oggetto di sequestro penale non sono produttivi di reddito imponibile e, conseguentemente, non sono tenuti al pagamento delle imposte dirette. Sono queste le conclusioni cui è possibile giungere attraverso la lettura della (scarsa) normativa unitamente alle interpretazioni della prassi amministrativa e della giurisprudenza. La disciplina legislativa è rappresentata dal solo art. 51 del dlgs. 159/11 (c.d. «Codice delle leggi antimafia») dedicato al regime fiscale dei patrimoni oggetto di provvedimenti cautelari e di successiva confisca che si limita a prevedere l'obbligo dell'Amministratore giudiziario di effettuare il pagamento delle imposte in via provvisoria, con le medesime modalità applicate prima del sequestro, salvo successivo conguaglio e/o riliquidazione in funzione della definitività o meno della misura cautelare provvisoria, senza tuttavia fornire utili indicazioni circa la natura giuridica del patrimonio oggetto di misura cautelare e degli effetti, sotto il profilo della qualificazione soggettiva, dell'intervenuto spossessamento dei beni in capo al proprietario. L'Agenzia delle entrate ha già avuto modo di occuparsi della questione con la Circolare n. 156/00 in verità relativa alla precedente disciplina anti-mafia (legge 31 maggio 1965, n. 575 e successive modifiche) ma i cui principi, come vedremo nel prosieguo, possono tranquillamente essere applicati anche con riferimento alla nuova previsione legislativa oltre che alle altre fattispecie di sequestro penale. Secondo l'Amministrazione finanziaria, i beni sequestrati, in attesa della confisca o della restituzione al proprietario, configurano un patrimonio separato, assimilabile per analogia, sotto il profilo che qui interessa, all'eredità giacente. L'amministratore giudiziario, in presenza di sequestro, opera curando la gestione del patrimonio per conto di un soggetto non ancora individuato. Logica conseguenza, quindi, è rappresentata dalla circostanza (confermata dalla nuova legge) che il reddito dei beni sequestrati sarà determinato in via provvisoria e, all'esito del procedimento cautelare, occorrerà distinguere il caso della confisca da quello della restituzione all'indiziato. Sempre secondo l'Amministrazione finanziaria, poi, nell'ipotesi di confisca, il rapporto provvisorio si consolida in modo definitivo, per effetto della confusione in capo allo Stato della qualità di soggetto attivo e di soggetto passivo del rapporto tributario. In caso di revoca del sequestro, invece, poiché il soggetto passivo del rapporto è individuato, con effetto retroattivo, nell'indiziato cui i beni sono restituiti, è necessario che il reddito derivante da questi ultimi beni concorra, unitamente agli altri redditi di costui, alla formazione dei reddito complessivo dell'indiziato per ciascun periodo d'imposta interessato dal sequestro. In caso di revoca, pertanto, l'indiziato dovrà innanzi tutto presentare la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta nel corso del quale è venuta meno la misura cautelare. In secondo luogo, relativamente a ciascuno dei periodi d'imposta precedenti, per i quali sia stata presentata separata dichiarazione da parte dell'amministratore e dell'indagato, l'Amministrazione finanziaria provvederà alla liquidazione definitiva. L'Amministrazione finanziaria ha confermato tale sua posizione interpretativa in diversi ulteriori provvedimenti di prassi. La norma tributaria, poi, conferma l'impostazione fornita dall'Agenzia di considerare come soggetto obbligato all'adempimento tributario colui che risulti avere la materiale disponibilità delle somme. Infatti, il possesso di un reddito (presupposto dell'imposizione in base all'art. 1 del Tuir), secondo la terminologia tributaria, non deve essere assunto nella sua accezione civilistica, cioè come situazione di fatto sulla cosa corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale, bensì come mera disponibilità del reddito stesso, ossia come effettiva possibilità di fruire del reddito anche senza averne la titolarità giuridica. Un dato di fatto incontrovertibile, in tal senso, è rappresentato dalla circostanza che il custode giudiziario è l'unico soggetto che dispone dei beni sequestrati e del reddito da essi prodotto e, conseguentemente, non potrà che essere l'unico destinatario di tutti i relativi obblighi di natura formale e sostanziale. Decisiva, sotto il profilo interpretativo, appare la sentenza n. 23620/11 della Corte di cassazione la quale delinea la figura del sequestratario/amministratore giudiziario al fine di fornirne la qualificazione giuridica. Afferma, infatti, il Supremo collegio che il sequestratario deve ritenersi, più che rappresentante delle parti, un gestore autonomo, un ausiliario del giudice, dal quale direttamente ripete l'investitura e i poteri-doveri che attengono alla custodia e all'amministrazione dei beni sequestrati. Egli opera perciò sotto la direzione e il controllo del giudice ed è tenuto alla retta amministrazione non tanto verso le parti o i terzi, quanto rispetto alla autorità giudiziaria, che gli ha conferito tale munus publicum. Il custode-amministratore assume la figura giuridica di ausiliario di giustizia. Sulla base di quanto innanzi, non si può non giungere alla conclusione che ai fini della qualificazione soggettiva del soggetto passivo d'imposta occorra fare riferimento alla figura dell'Amministratore giudiziario e non a quello della persona fisica colpita dalla misura cautelare e se l'Amministratore giudiziario è un organo dello Stato che opera esclusivamente nell'interesse dello stesso Stato ne deriverà la completa esenzione dall'applicazione dell'imposizione diretta attesa la specifica norma di cui all'art. 74 del Tuir.

vota