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Disoccupazione: niente una tantum alle partite Iva

del 24/08/2012
di: di Daniele Cirioli
Disoccupazione: niente una tantum alle partite Iva
Le nuove co.co.pro. con partita Iva non hanno diritto all'una tantum. Infatti, la speciale indennità di disoccupazione non spetta, per espressa previsione normativa, ai soggetti titolari di reddito di lavoro autonomo. Nel silenzio della norma (legge n. 92/2012), pertanto, nell'esclusione devono includersi anche le nuove co.co.pro. con partita Iva perché al loro reddito la riforma Fornero ha conservato il trattamento fiscale riservato ai redditi di lavoro autonomo, diversamente dalla restante disciplina che invece è stata integralmente derivata da quella delle collaborazioni a progetto (ivi compresa la ripartizione dell'onere contributivo tra impresa e lavoratore).

Il ventaglio di collaborazioni. Dopo la riforma Fornero le tipologie di collaborazioni sono diventate quattro. Una in più rispetto al passato (fino al 17 luglio) quando c'erano le co.co.co., le co.co.pro. e le mini co.co.co. Dal 18 luglio si è aggiunta la «co.co.pro. con partita Iva»: pur sempre una «collaborazione a progetto» (e se manca il progetto scatta la conversione in rapporto dipendente), ma con la differenza che il lavoratore ha la partita Iva. Dal punto di vista contrattuale (rapporto di lavoro) non c'è differenza tra co.co.pro. con e senza partita Iva: la disciplina è la stessa, quella dettata dal Capo I del Titolo VII del dlgs n. 276/2003 (riforma Biagi), articoli 61-69bis, come stabilisce proprio quest'ultimo articolo introdotto dalla legge n. 92/2012. Anche dal punto di vista contributivo non c'è differenza tra co.co.pro. con e senza partita Iva, salvo che sull'obbligo al versamento dei contributi all'Inps. Infatti, l'aliquota dovuta alla gestione separata è ripartita tra committenti (2/3) e collaboratori con e/o senza partita Iva (1/3); invece, al versamento del contributo è tenuto il committente in caso di collaborazione senza partita Iva, lo stesso collaboratore se ha partita Iva. È dal punto di vista fiscale, invece, che si registra la differenza di trattamento tra collaborazioni con e senza partita Iva (aspetto non toccato dalla riforma Fornero). Fino al 17 luglio tutte le collaborazioni hanno prodotto redditi trattati fiscalmente come assimilati al reddito di lavoro dipendente; dal 18 luglio la tassazione differisce a seconda che il reddito derivi da collaborazioni con o senza partita Iva: nel primo caso il reddito è di lavoro autonomo, nel secondo resta reddito assimilato al lavoro dipendente.

L'una tantum per la disoccupazione. Con l'introduzione delle co.co.pro. con partita Iva, la riforma Fornero ha inteso introdurre uno scudo protettivo ai rapporti mono-committenti (con partita Iva), che spesso possono eludere una collaborazione pura (co.co.pro.) perché meno costosa (dal punto di vista dei contributi e di gestione: cedolino, Cud, versamento contributi ecc.). Se è stato questo il fine, l'operazione può dirsi compiuta a metà: la maggiore protezione dei lavoratori si registra «dentro» ma non «fuori» del rapporto di lavoro. La co.co.pro. con partita Iva, infatti, è una co.co.pro. a tutti gli effetti fintantoché è occupata, ma se resta disoccupata non ha titolo alla speciale tutela una tantum, così denotando una sostanziale differenza di trattamento rispetto alla co.co.pro. senza partita Iva. L'esclusione è prevista dalla stessa riforma Fornero che, ribadendo la previgente disciplina sull'una tantum (quando, però, non esistevano le co.co.pro. con partita Iva), stabilisce che dal 2013 la speciale indennità spetta (a determinate condizioni) a tutti i co.co.co. esclusivi (che pagano cioè l'aliquota piena all'Inps) «con esclusione dei soggetti individuati dall'articolo 1, comma 212, della legge n. 662/1996». Quest'ultima norma individua «i soggetti titolari di reddito di lavoro autonomo», con la conseguenza che i lavoratori che conseguono redditi di lavoro autonomo (prima erano soltanto i professionisti senza cassa; ora ci sono anche i nuovi co.co.pro. con partita Iva) non hanno diritto all'una tantum.

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