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Bancarotta impropria nel concordato preventivo

del 24/08/2012
di: Debora Alberici
Bancarotta impropria nel concordato preventivo
Il direttore di un'impresa può essere condannato per bancarotta impropria anche in caso di ammissione al concordato preventivo. Con sentenza 33230 del 23 agosto 2012, la Cassazione ha confermato la custodia cautelare a carico dell'ex direttore amministrativo della Fondazione del San Raffaele.

I giudici di legittimità hanno valutato che il concordato preventivo, dopo la riforma, non può impedire, ove ne ricorrano i presupposti, l'applicabilità delle sanzioni penali sancite dalle norme sulla bancarotta impropria. Questo perché per accedere a tale procedura non sono più necessari i requisiti di meritevolezza sanciti dalla vecchia disciplina. Si tratta piuttosto di un accordo fra azienda e creditori. Per usare le parole dei giudici, la struttura normativa del concordato preventivo prescinde da qualsiasi idea di necessaria protrazione dell'attività imprenditoriale ed è orientata ad assicurare effetti meramente liquidativi dei crediti attraverso qualsiasi forma ma in misura, di norma, falcidiata. Non solo. La riforma ha provveduto all'eliminazione, nell'articolo 160 L. fall., dei requisiti di meritevolezza per l'ammissione alla procedura, nonché all'esclusione di qualsiasi sindacato giudiziale sul merito della proposta di concordato preventivo, la cui omologazione, ai sensi del nuovo articolo 180 L. fall., avviene ora per decreto sulla base della mera verifica del raggiungimento delle maggioranze prescritte nell'adunanza dei creditori e della regolarità formale della procedura seguita. Questa rigida interpretazione da parte della quinta sezione penale è stata anche possibile in relazione al fatto che «le fattispecie penalmente sanzionate nella formulazione della norma fallimentare, si realizzino indipendentemente dalla eventuale successiva dichiarazione di fallimento: infatti, parificando il decreto di ammissione al concordato preventivo e, prima della recente riforma di cui alla legge 14 maggio 2005, n. 80 e al dlgs 9 gennaio 2006, n. 5 all'amministrazione controllata, non si è voluto che gravi comportamenti verificatisi prima, e anche in assenza, del fallimento restassero impuniti, sicché esso viene ad assumere la stessa funzione e a svolgere la stessa efficacia della sentenza dichiarativa di fallimento nelle ipotesi ordinarie di bancarotta».

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