Ci sono poi 16 province «virtuose» che, seppure non riducendo le tasse ai propri automobilisti, quantomeno non le hanno aumentate. E, in un contesto di salasso generale, è già una notizia. L'Rc auto è rimasta al 12,5% ad Avellino, Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Como, Cuneo, Frosinone, Isernia, Latina, Padova, Reggio Calabria, Roma, Sondrio, Taranto, Varese, Vicenza e Viterbo.
«Crediamo che l'unica cosa che si possa fare in questo periodo di crisi è pesare il meno possibile sui cittadini a livello di pressione fiscale e di burocrazia» spiega a ItaliaOggi Gianna Gancia, presidente della provincia di Cuneo, dal 2009 avviata sulla strada del risanamento finanziario. Un obiettivo raggiunto grazie a «un'oculata gestione» che ha portato a ridurre l'indebitamento, la spesa per il personale, il numero di dipendenti e a risparmiare persino sulla carta e le spese postali grazie alla dematerializzazione degli atti. «Risparmiare è stata la scelta obbligata per non aumentare le tasse», spiega. E infatti oggi la provincia di Cuneo può vantare di avere non solo l'Rc auto ma anche l'Ipt più bassa tra le province del Piemonte. Una gestione «virtuosa» che però, a causa dei tagli della spending review, rischia di non essere sufficiente a chiudere i bilanci del 2013. E Gancia torna all'attacco su un tema caro alla Lega: l'abolizione dei privilegi delle regioni a statuto speciale. «Le province di Cuneo e Bolzano», dice, «hanno la stessa estensione eppure la prima ha un bilancio di 120 milioni e la seconda di 5 miliardi. È inaccettabile».
Le difficoltà economiche hanno di certo influito sulla decisione degli enti di spingere al massimo l'Rc auto. Ma una tale escalation di aumenti (da agosto 2011 fino ad oggi) non s'era mai vista.
Sono state 29 le province (si veda tabella in pagina) che hanno fatto scattare i rincari appena qualche giorno dopo l'entrata in vigore del decreto attuativo del federalismo fiscale. Altri enti hanno rimandato la decisione all'autunno 2011, altri ancora al 2012. Ma il risultato è stato lo stesso: aliquote dappertutto comprese tra il 15,5 e il 16% (con la sola eccezione di Parma che l'ha portata al 14%) e aumenti in 77 province su 102.
E la spending review, con tutto il suo carico di incognite sulla sorte delle province? Come se non esistesse. Le amministrazioni hanno tirato dritto imperterrite sulla strada degli aumenti. Anzi, gli ultimi incrementi sono stati deliberati proprio dagli enti che, non rientrando nei parametri minimi di sopravvivenza stabiliti dal governo (almeno 350 mila abitanti e 2.500 kmq di estensione territoriale), sarebbero (il condizionale è sempre d'obbligo) maggiormente a rischio. È il caso di Grosseto, Macerata e Ragusa. Tutte e tre sarebbero destinate a scomparire, ma in attesa di capire se Mario Monti farà sul serio o no, hanno reso l'estate dei propri automobilisti un po' più salata disponendo l'innalzamento dell'Rc auto al 16% a partire dal 1° luglio. A Caltanissetta, altra provincia a rischio soppressione, il salasso scatterà dal 1° ottobre. Proprio quando, stando alla tabella di marcia della spending review, il canto del cigno potrebbe essere prossimo. Ma nel dubbio meglio portare a casa qualcosa.
