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Automobilisti: Rc auto al top in 7 province su 10

del 18/08/2012
di: di Francesco Cerisano
Automobilisti: Rc auto al top in 7 province su 10
Tassare oggi prima di scomparire (forse) domani. Le incognite sul destino delle province, al centro da due anni a questa parte di ripetuti e sempre falliti tentativi di soppressione-riordino, non sembrano aver dissuaso più di tanto gli amministratori locali dal tartassare i cittadini e in particolare gli automobilisti. Da maggio 2011 ad oggi, stando agli ultimi dati del dipartimento delle finanze, oltre il 70% delle province (77 sul totale di 102 che non tiene conto della Sardegna) ha sfruttato al massimo la chance offerta dal federalismo fiscale di aumentare fino a 3,5 punti percentuali l'aliquota dell'imposta sull' Rc auto (12,5%) che da quest'anno è diventato un tributo proprio provinciale. In realtà, il dlgs 68/2011 non obbligava gli enti intermedi a premere sulla leva fiscale e neppure a portare al massimo l'entità del prelievo, anzi li lasciava liberi persino di diminuire l'aliquota. Ma come sempre succede in Italia questa eventualità è stata presa in considerazione solo da una manciata di amministrazioni locali. A Trento e Bolzano, così come ad Aosta e Firenze, la scelta è stata di rendere più competitivo il mercato dell'auto, strangolato, come lamentano le associazioni di settore (su tutti l'Unrae che rappresenta le case estere operanti in Italia) non solo dall'esplosione dell'Rc auto ma anche dalla maggiorazione dell'Ipt (l'imposta provinciale di trascrizione) per tutti i veicoli oltre i 53 kw. La scelta delle due province autonome (che hanno fissato l'aliquota al 9,5%) e di Aosta (che addirittura applica il 9%), tradizionalmente molto attente ad attrarre immatricolazioni rispetto al resto d'Italia, non sorprende. Colpisce invece la decisione di Firenze che per due volte (a novembre 2011 e poi a febbraio 2012) ha ritoccato al ribasso l'aliquota, prima riducendola al 12% e poi assestandola definitivamente all'11%.

Ci sono poi 16 province «virtuose» che, seppure non riducendo le tasse ai propri automobilisti, quantomeno non le hanno aumentate. E, in un contesto di salasso generale, è già una notizia. L'Rc auto è rimasta al 12,5% ad Avellino, Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Como, Cuneo, Frosinone, Isernia, Latina, Padova, Reggio Calabria, Roma, Sondrio, Taranto, Varese, Vicenza e Viterbo.

«Crediamo che l'unica cosa che si possa fare in questo periodo di crisi è pesare il meno possibile sui cittadini a livello di pressione fiscale e di burocrazia» spiega a ItaliaOggi Gianna Gancia, presidente della provincia di Cuneo, dal 2009 avviata sulla strada del risanamento finanziario. Un obiettivo raggiunto grazie a «un'oculata gestione» che ha portato a ridurre l'indebitamento, la spesa per il personale, il numero di dipendenti e a risparmiare persino sulla carta e le spese postali grazie alla dematerializzazione degli atti. «Risparmiare è stata la scelta obbligata per non aumentare le tasse», spiega. E infatti oggi la provincia di Cuneo può vantare di avere non solo l'Rc auto ma anche l'Ipt più bassa tra le province del Piemonte. Una gestione «virtuosa» che però, a causa dei tagli della spending review, rischia di non essere sufficiente a chiudere i bilanci del 2013. E Gancia torna all'attacco su un tema caro alla Lega: l'abolizione dei privilegi delle regioni a statuto speciale. «Le province di Cuneo e Bolzano», dice, «hanno la stessa estensione eppure la prima ha un bilancio di 120 milioni e la seconda di 5 miliardi. È inaccettabile».

Le difficoltà economiche hanno di certo influito sulla decisione degli enti di spingere al massimo l'Rc auto. Ma una tale escalation di aumenti (da agosto 2011 fino ad oggi) non s'era mai vista.

Sono state 29 le province (si veda tabella in pagina) che hanno fatto scattare i rincari appena qualche giorno dopo l'entrata in vigore del decreto attuativo del federalismo fiscale. Altri enti hanno rimandato la decisione all'autunno 2011, altri ancora al 2012. Ma il risultato è stato lo stesso: aliquote dappertutto comprese tra il 15,5 e il 16% (con la sola eccezione di Parma che l'ha portata al 14%) e aumenti in 77 province su 102.

E la spending review, con tutto il suo carico di incognite sulla sorte delle province? Come se non esistesse. Le amministrazioni hanno tirato dritto imperterrite sulla strada degli aumenti. Anzi, gli ultimi incrementi sono stati deliberati proprio dagli enti che, non rientrando nei parametri minimi di sopravvivenza stabiliti dal governo (almeno 350 mila abitanti e 2.500 kmq di estensione territoriale), sarebbero (il condizionale è sempre d'obbligo) maggiormente a rischio. È il caso di Grosseto, Macerata e Ragusa. Tutte e tre sarebbero destinate a scomparire, ma in attesa di capire se Mario Monti farà sul serio o no, hanno reso l'estate dei propri automobilisti un po' più salata disponendo l'innalzamento dell'Rc auto al 16% a partire dal 1° luglio. A Caltanissetta, altra provincia a rischio soppressione, il salasso scatterà dal 1° ottobre. Proprio quando, stando alla tabella di marcia della spending review, il canto del cigno potrebbe essere prossimo. Ma nel dubbio meglio portare a casa qualcosa.

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