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Avvocati, addio distinzione fra diritti fissi e onorari

del 18/08/2012
di: La Redazione
Avvocati, addio distinzione fra diritti fissi e onorari
Rispetto al valore medio della controversia (37.500 euro), quello dei compensi è di 7.200 euro, che corrispondono al 19,2% del valore conteso. Si tratta di un valore, di poco inferiore alla percentuale che gli indici Doing business della Banca mondiale indicano essere attualmente il rapporto medio ponderale, in Italia, tra costi legali concretamente sostenuti, e valore del bene oggetto della lite giudiziaria, in ipotesi di non impugnazione di merito (21,8%). Il livello italiano è comunque di molto superiore a Francia (17,4%), Germania (14,4%) e alla Spagna (17,2%). Dunque se questo è il valore medio, una panoramica delle disposizioni del regolamento dedicate agli avvocati mette in evidenza che scompare la distinzione tra onorari e diritti. Il tariffario forense distingueva l'attività gestionale della lite, remunerata con diritti fissi, e l'attività intellettuale remunerata con gli onorari (variabili da un minimo a un massimo). L'abbandono della distinzione è dovuta al fatto che la legge parla di compenso, che evoca un concetto unitario (così la relazione al decreto in commento).

Nel dettaglio le prestazioni professionali forensi sono state distinte in attività stragiudiziale e attività giudiziale. Nel primo caso la prestazione sarà liquidata tenendo conto anche delle ore complessive impiegate, valutate anche secondo il valore di mercato attribuito alle stesse. Nel secondo, l'opera intellettuale sarà distinta in attività penale e civile, amministrativa, comprensiva del contenzioso contabile, e tributaria.

Nel civile si distinguono poi le singole fasi: studio, fase introduttiva, istruttoria, decisoria ed esecutiva. Il decreto stabilisce una penalizzazione, in sede di liquidazione giudiziale del compenso, in caso di condotte processuali abusive tali da ostacolare la definizione dei procedimenti in tempi ragionevoli. Nel caso di responsabilità processuale per lite temeraria e nei casi d'inammissibilità o improponibilità o improcedibilità della domanda, il compenso dovuto all'avvocato del soccombente è ridotto, di regola, del 50 per cento. Nel caso di class action, invece, il compenso può essere aumentato fino al triplo. Altro premio scatta quando il procedimento si conclude con una conciliazione: il compenso è aumentato fino a un quarto. Andando a casi specifici, il regolamento prevede che nelle controversie di lavoro il cui valore non supera mille euro, l'onorario è ridotto di regola fino alla metà. Anche nelle cause per l'indennizzo da irragionevole durata del processo, il compenso può essere ridotto fino alla metà. Stessa riduzione per le liquidazioni delle prestazioni svolte a favore di soggetti in gratuito patrocinio (anche in materia penale). Inoltre per i procedimenti davanti agli arbitri, nel caso di arbitrato rituale, sarà riconosciuto il compenso stabilito per le controversie davanti ai giudici competenti a conoscere sulle stesse. In ogni altro caso di arbitrato o fattispecie analoga, per la liquidazione dei compensi si applicheranno i parametri previsti per l'attività stragiudiziale.

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