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Enti locali: Accertamenti Imu autolimitati

del 10/08/2012
di: Pagina a cura di Sergio Trovato
Enti locali: Accertamenti Imu autolimitati
Anche per l'Imu i comuni possono fissare i valori delle aree edificabili per facilitare il versamento dell'imposta. Gli enti locali, inoltre, possono con norma regolamentare autolimitare il potere di accertamento qualora il contribuente dichiari il valore minimo determinato dalla giunta.

Nelle linee guida del Mineconomia, in cui sono stati tracciati i confini per il corretto esercizio del potere di scelta delle amministrazioni locali, viene precisato che nonostante il mancato richiamo dell'articolo 59 del decreto legislativo 446/1997, nulla vieta che «la disposizione regolamentare di autolimitazione dei poteri di accertamento possa essere riproposta anche per l'Imu». Il ministero, dunque, ha chiarito una questione importante sulle aree edificabili, poiché il valore accertato dai comuni spesso forma oggetto di contenzioso. A prescindere dal mancato richiamo dell'articolo 59, il comune può stabilire i valori delle aree edificabili per «facilitare il versamento dell'imposta» e ha il potere di autolimitare il proprio potere di accertamento nel caso in cui il contribuente si allinei ai valori deliberati dalla giunta.

L'articolo 5 del decreto legislativo 504/1992, applicabile anche all'Imu per via dell'espresso richiamo contenuto nell'articolo 13 del dl Monti (201/2011), prevede che il valore delle aree edificabili sia costituito da quello venale in comune commercio al 1° gennaio dell'anno di imposizione. Al fine di determinare in concreto il valore occorre fare riferimento a zona territoriale di ubicazione, destinazione d'uso dell'immobile, oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno che si rendono necessari per la costruzione e, infine, anche ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi le stesse caratteristiche. L'articolo 59 attribuiva ai comuni, tra l'altro, il potere di determinare periodicamente e per zone omogenee i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili, al fine di limitare l'attività di accertamento e, conseguentemente, di ridurre al massimo l'insorgenza di contenzioso. Questa regola può essere applicata anche alla nuova imposta locale, a condizione che l'amministrazione faccia questa scelta con norma regolamentare. La Cassazione (sentenza 9135/2005) ha già da tempo chiarito che le delibere comunali che fissano i valori delle aree edificabili possono avere effetto retroattivo e sono valide anche per il passato. Il valore di un terreno stabilito per una data annualità d'imposta è elemento utilizzabile per determinare il valore dell'immobile negli anni precedenti. Peraltro, la delibera emanata dalla giunta comunale che fissa i valori delle aree edificabili, e gli atti interni che la precedono, non devono essere allegati agli avvisi di accertamento. Del resto, la conoscibilità delle deliberazioni si presume poiché sono soggette a pubblicità legale. Quindi, non devono essere allegate agli atti impositivi anche se richiamate nella motivazione. La loro conoscibilità è presunta erga omnes, nonostante l'articolo 7 dello Statuto dei diritti del contribuente (legge 212/200) preveda l'obbligo di allegazione all'avviso di accertamento degli atti ai quali si fa riferimento nella motivazione.

Tuttavia, i valori deliberati dalla giunta sono meramente indicativi e equiparabili al redditometro. Dunque, il giudice ha il potere di ritenere illegittime le presunzioni su cui si fondano qualora il contribuente sia in grado di provare il contrario (Commissione tributaria regionale di Potenza, prima sezione, sentenza 267/2011). Spetta infatti al contribuente dimostrare con elementi di prova idonei che la valutazione fatta dall'ente impositore non sia corretta.

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