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Contribuenti: Unico, crediti con tempi lunghi

del 10/08/2012
di: di Maurizio Tozzi
Contribuenti: Unico, crediti con tempi lunghi
Riconoscimento dei crediti derivanti da dichiarazioni omesse, serve accelerare l'iter, magari anche con un intervento normativo. La strada tracciata dall'Agenzia delle entrate è basata su presupposti normativi e giurisprudenziali, ma è farraginosa e penalizzante per i contribuenti in buona fede e legittimi creditori delle imposte.

La soluzione adottata è pericolosa per i soggetti in crisi di liquidità: da un lato si nega il credito e si chiede la definizione immediata e la corresponsione delle sanzioni, dall'altro si rinvia ad un'istanza di rimborso ed al relativo iter la verifica della sussistenza del credito richiesto. Sarebbe sufficiente anticipare il tempo del controllo ed evitare inutili burocratizzazioni delle procedure.

I crediti in dichiarazione. La circolare n. 34 del 2012 affronta il delicato tema dei crediti evidenziati nelle dichiarazioni dei redditi e rinvenenti da precedenti dichiarazioni che però risultano «omesse» in ordine alla relativa presentazione. Il documento di prassi evidenzia come sul punto sia le disposizioni normative, sia la posizione della giurisprudenza della Cassazione, conducano al risultato di ritenere legittimo il controllo ed il recupero fiscale del credito in questione, mancando il presupposto formale per la richiesta in dichiarazione. Di fatto, la mancata presentazione della dichiarazione in cui il credito si è formato impedisce di ritenere lo stesso certo ed al riguardo sono anche da rivedere i chiarimenti forniti con la risoluzione n. 74 del 2007 con cui una sorta di «spiraglio» era stato concesso ai contribuenti. Dal che l'amministrazione centrale conclude sostenendo la bontà dell'operato degli uffici periferici, che appunto disconoscono i crediti riportati nelle dichiarazioni dei redditi e non documentati dalla precedente dichiarazione (appunto omessa), in cui sarebbero sorti.

Fin qui nulla quaestio, salvo che già nell'ottica dei principi dello Statuto del contribuente e della reciprocità dei rapporti si ritiene di poter affermare che proprio le conclusioni della risoluzione n. 74 del 2007 erano «illuminate». Sicuramente situazioni oggettive avranno indotto l'amministrazione centrale a concludere in modo diverso nella circolare n. 34 del 2012, ma le conclusioni finali fanno sorgere qualche perplessità.

Il documento di prassi, infatti, tenta di risolvere comunque il problema della spettanza del legittimo credito a prescindere dall'adempimento formale e prendendo spunto dalla circolare n. 23 del 2010 in cui è stato affrontato il tema del recupero di costi ritenuti non di competenza di un determinato periodo, i sostiene la tesi che il contribuente, una volta che ha definito la controversia sorta in relazione al credito indicato in dichiarazione (perché ad esempio non impugna la relativa cartella di pagamento e procede al pagamento del recupero effettuato, incluso le relative sanzioni), può procedere alla presentazione di una specifica istanza di rimborso ex articolo 21 del dlgs 546/92, che consente appunto di richiedere importi spettanti entro il termine tassativo di due anni dal pagamento degli esiti della cartella di pagamento o dalla conclusione del relativo contenzioso.

Tecnicamente potrebbe sembrare tutto ineccepibile e deve essere dato atto alla volontà di individuare una soluzione praticabile, ma è evidente che il risultato concreto obbliga ad un'ampia riflessione sulla burocratizzazione del sistema. Sarà pur vero che nell'ambito del controllo formale con cui si analizza la spettanza dei crediti riportati da precedenti dichiarazioni non è espletato (al momento) il controllo della documentazione sottostante e pertanto l'assenza della dichiarazione da cui origina il credito è elemento sufficiente per la negazione dello stesso, ma è altrettanto palese l'illogicità della procedura da seguire.

In termini pratici, si è in presenza di un contribuente che ha un credito originato dai documenti contabili di cui è in possesso e che ha commesso un chiaro errore a suo danno non presentando la dichiarazione. Tale errore, si badi, già crea una prima difficoltà derivante dal mancato utilizzo immediato del credito e dall'attesa del riportare lo stesso nella dichiarazione successiva per poi finalmente poterne fruire, magari in compensazione.

L'intervento del 2007. In tal senso era ottimale la soluzione della risoluzione n. 74 del 2007, che almeno limitava nel tempo il danno in capo al contribuente. Negare tale possibilità ritarda ulteriormente la fruizione del credito e sul piano sostanziale e procedurale le perplessità riguardano le motivazioni: non è operato il riscontro documentale. Il paradosso è che lo stesso ufficio periferico che non effettua tale riscontro sarà il destinatario della relativa istanza di rimborso e solo in tale secondo momento sarà autorizzato ad effettuarlo (si badi peraltro che in tal modo non esiste un obbligo di risposta e le tempistiche possono divenire bibliche, salvo che il contribuente non decida di impugnare la mancata risposta alla sua istanza scegliendo l'iter del contenzioso). Il costo, sia in termini economici che di tempi, è abbastanza evidente. Il contribuente deve anzitutto pagare il credito (legittimamente spettante), dunque con una fuoriuscita economica che magari deve essere coperta mediante il ricorso al finanziamento oneroso e deve provvedere a pagare le sanzioni. Dopo di che deve attivarsi per un'istanza di rimborso, dovendosi far seguire anche da un professionista esperto al riguardo. Indi deve attendere i tempi di risposta dell'amministrazione finanziaria, cui ha dovuto anche presentare tutta la documentazione giustificatrice ed infine, in caso di mancata risposta, essere costretto ad adire il giudice tributario. In definitiva, se anche la soluzione tracciata dalla circolare n. 34 del 2012 può apparire tecnicamente corretta, non può certo definirsi «civilmente» corretta: la ricerca del rimedio ottimale e l'eliminazione di tale assurdo percorso burocratico deve essere al più presto trovata, sembrando peraltro dietro l'angolo e disponibile con un minimo di impiego di buona volontà: sarebbe infatti sufficiente anticipare il riscontro documentale in sede di controllo formale.

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