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Agenzia delle entrate: Unico, ok il recupero crediti

del 07/08/2012
di: di Duilio Liburdi
Agenzia delle entrate: Unico, ok il recupero crediti
Sempre possibile il recupero dei crediti di imposta emergenti da dichiarazioni omesse: dopo il pagamento della somma contenuta nella comunicazione di irregolarità potrà essere formulata istanza di rimborso entro i due anni successivi al pagamento delle stesse. Il riconoscimento potrà avvenire anche in caso di mediazione o conciliazione giudiziale. Resta fermo, in ogni caso, il diritto dell'amministrazione finanziaria alle sanzioni sulle somme dovute. Sono questi i principi, del tutto innovativi per quanto concerne le imposte sui redditi e l'Irap, contenuti nella circolare n. 34 dell'Agenzia delle entrate diramata ieri su un tema estremamente diffuso e che, ai fini Iva, era già stato parzialmente risolto con una risoluzione del 2007.

La fattispecie. Non è infrequente che il contribuente determini un credito, per esempio ai fini delle imposte sui redditi, in relazione a un certo periodo di imposta omettendo però la presentazione della dichiarazione. Una volta decorso il termine di 90 giorni, entro i quali è possibile sanare la mancata presentazione della dichiarazione, ottenendone la validità a tutti gli effetti (e dunque anche ai fini del riconoscimento del credito), la dichiarazione stessa è da considerarsi omessa e costituisce esclusivamente titolo per la riscossione delle imposte da parte dell'amministrazione finanziaria. Una volta verificatosi questo caso, il contribuente solitamente riporta nella dichiarazione successiva il credito in questione che non viene «agganciato» dal sistema di controllo nel momento in cui lo stesso viene speso in compensazione con le imposte a debito. La conseguenza della violazione legata alla mancata presentazione della dichiarazione che si chiude con un credito è quella della emersione di un debito di imposta corrispondente al mancato pagamento delle imposte mediante compensazione che viene contestato attraverso l'emissione di una comunicazione di irregolarità seguita dalla cartella di pagamento come risultato delle operazioni di liquidazione delle dichiarazioni. È evidente, però, che questo sistema che prevede una contestazione tecnicamente corretta da parte dell'agenzia e il disconoscimento di un credito magari legittimamente spettante, presentava dei profili estremamente discutibili che, con la circolare dell'Agenzia delle entrate di ieri vengono opportunamente risolti. Peraltro, ai fini dell'Imposta sul valore aggiunto, già con la risoluzione n. 74 del 2007 alcune di queste problematiche erano state affrontate e risolte mentre, al contrario, per quello che concerne le imposte sui redditi la questione non era mai stata affrontata in via interpretativa.

Le soluzioni offerte dalla circolare. Il presupposto da cui muove l'intervento interpretativo dell'amministrazione finanziaria è quello della legittimità della contestazione correlata al mancato pagamento risultante, come detto, dal fatto che il sistema non può incrociare un credito che non è passato per una dichiarazione con un versamento di imposta che viene effettuato utilizzando esattamente quel credito. Una volta verificata la correttezza della contestazione formulata ed effettuato il pagamento delle somme dovute maggiorate della sanzione (ridotta nel caso di comunicazione di irregolarità o in misura pari al 30% nel caso di emissione della cartella di pagamento), sorge il diritto del contribuente alla richiesta del rimborso del credito secondo la procedura prevista dall'articolo 21 del decreto legislativo n. 546 del 1992 entro i due anni successivi alla effettuazione del pagamento. In tal senso, il principio espresso è il medesimo esposto nella circolare n. 23 del 2010 in merito alla violazione del principio di competenza e al riconoscimento dei componenti negativi di reddito in periodi di imposta diversi da quelli di appostazione originaria degli stessi. Quindi, una volta definita la pretesa tributaria sorge il diritto al rimborso. Se il riconoscimento in questione non può avvenire in forma automatica (cioè al momento di emissione della comunicazione di irregolarità ovvero della cartella), lo stesso potrà verificarsi all'interno di procedure quali quella di mediazione o di conciliazione giudiziale. Di particolare interesse appare il passaggio della circolare dove si forniscono istruzioni in merito alla fattispecie in esame e alla gestione delle contestazioni nell'ambito della procedura di mediazione. Nella sostanza, laddove la contestazione sia contenuta entro i 20 mila euro, il contribuente, attraverso la procedura di mediazione potrà ottenere lo scomputo da quanto dovuto dell'eccedenza di imposta spettante. In tal modo, la partita si chiuderà con il pagamento della differenza riconducibile, essenzialmente, alle sanzioni che, peraltro, sono ridotte per effetto della norma in materia di mediazione. Analoga conclusione viene raggiunta dal documento di prassi in relazione alla ipotesi di conciliazione giudiziale di cui all'articolo 48 del decreto legislativo n. 546 del 1992. Più in generale, avendo riguardo agli istituti della mediazione, della conciliazione nonché nell'ambito del contenzioso, l'interesse dell'amministrazione finanziaria sarà riconducibile all'ottenimento delle somme dovute a titolo di sanzione fermo restando che, come osservato, il principio dal quale muove la contestazione dell'Agenzia è corretto trattandosi, nella sostanza, di un omesso pagamento di imposta derivante dalla violazione legata alla mancata presentazione della dichiarazione dell'anno precedente. In ogni caso, la nuova impostazione contenuta nella circolare di ieri appare decisamente apprezzabile e finalizzata, di fatto, a evitare che vi siano delle contestazioni legate, nella sostanza, a una mera dimenticanza del contribuente che, seppure ovviamente obbligato alla presentazione della dichiarazione, è altresì titolare di un credito che se legittimamente spettante non può certo essere cancellato.

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