Sindacati in veste di «controllore», con il compito di verificare la volontarietà delle dimissioni, nonché delle chiusure consensuali del rapporto instaurato fra il lavoratore e la sua azienda. È questo il frutto dell'intesa, sottoscritta ieri mattina da Cgil, Cisl e Uil e Confindustria, in attuazione dell'art. 4, comma 17, della legge n. 92 del 28 giugno 2012 (la riforma del mercato del lavoro, approvata definitivamente in Parlamento alla fine del mese di giugno, ndr): nel testo si prevede, infatti, che «la convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali possa essere validamente effettuata in sede sindacale, ai sensi delle disposizioni del codice di procedura civile», sebbene la disposizione indichi come organismi deputati all'accertamento della genuinità della conclusione di un rapporto, «la Direzione territoriale del lavoro, oppure il Centro per l'impiego territorialmente competenti». Tuttavia, le parti stabiliscono che, all'interno dei contratti nazionali di lavoro, possa esserci comunque, nero su bianco, la facoltà di «individuare sedi ulteriori, rispetto a quelle indicate» dall'accordo appena siglato. Del resto, il ministero del welfare, attraverso la circolare n. 18/2012, aveva già precedentemente riconosciuto le sedi sindacali delle organizzazioni (quelle «comparativamente più rappresentative a livello territoriale», ossia Cgil, Cisl e Uil) quali luoghi qualificati per svolgere la pratica di indagare sulla natura delle dimissioni presentate dai dipendenti, ritenendoli in grado di offrire al personale «le stesse garanzie di verifica della genuinità del consenso del lavoratore cui è preordinata la novella normativa». Sancita l'operatività del provvedimento, adesso spetterà alle parti sociali e datoriali, si legge infine nel documento, impegnarsi «ciascuna per le proprie competenze», con l'obiettivo di «assicurare l'informazione a lavoratori e imprese sui contenuti» del patto firmato.