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Legge 223/91: licenziamenti con i sindacati

del 03/08/2012
di: di Dario Ferrara
Legge 223/91: licenziamenti con i sindacati
Cinque licenziamenti nell'arco di 120 giorni. È questa la soglia minima indicata alle aziende con più di 15 dipendenti: se il progetto di riduzione o trasformazione del lavoro che il datore ha in mente supera il tetto di cui alla legge 223/91, l'impresa risulta comunque tenuta alle procedure introdotte dalla normativa sulla mobilità, che prevedono un controllo preventivo dei sindacati sul procedimento di ristrutturazione e sui criteri di scelta del personale da mandare a casa. E ciò anche se alla fine della procedura il numero dei licenziamenti risulta in concreto inferiore a cinque. Le conseguenze non sono di poco conto: perfino la casa di cura che decide di tagliare il reparto cucine, per esempio, non può evitare il filtro collettivo-procedurale posto dall'ordinamento a garanzia dei lavoratori, nonostante sia difficile ipotizzare un reimpiego dell'addetto al settore della preparazione dei pasti in un altro reparto della struttura sanitaria. È quanto emerge dalla sentenza 13884/12, pubblicata il 2 agosto dalla sezione lavoro della Cassazione.

Accolto, contro le conclusioni del pm, il ricorso di uno dei lavoratori licenziati: l'azienda ha eluso il procedimento previsto dalla legge 223/91. Sbaglia il giudice del merito a confermare la legittimità del provvedimento espulsivo adottato dalla casa di cura sulla scorta della distinzione fra licenziamento collettivo e licenziamento plurimo per giustificato motivo oggettivo; quest'ultimo, stando alla motivazione della Corte d'appello, si riferisce alla contingente soppressione di alcuni posti di lavoro, come nel caso di eliminazione di un reparto o settore produttivo, senza la più generale e definitiva finalità propria del licenziamento collettivo. Risultato: il caso di specie non rientrerebbe nel licenziamento collettivo perché il numero di dipendenti superiore a cinque è determinato dalla pacifica circostanza della soppressione del reparto cucine. Va detto invece che, in base alla legge sulla mobilità, contano soltanto il dato numerico e temporale (appunto cinque licenziamenti nell'arco di 120 giorni), e non più quello «ontologico o qualitativo» della soppressione di un reparto periferico (come è la cucina nella casa di cura). Inutile, poi, cercare l'escamotage della riduzione a soli tre licenziamenti rispetto ai sette esuberi annunciati: l'azienda non rispetta gli obblighi di comunicazione e non raggiunge l'accordo coi sindacati, tanto basta per l'illegittimità.

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