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Il redditometro ad ampio spettro

del 09/02/2010
di: di Fabrizio Iacono
Il redditometro ad ampio spettro
Anche gli indicatori di ricchezza diversi da quelli attualmente previsti dal decreto ministeriale giustificano l'applicazione del redditometro. Strumento che, peraltro, sarà aggiornato e che rappresenta una presunzione legale nei confronti del contribuente chiamato a fornire la prova contraria rispetto alle risultanze. Sono queste le indicazioni che sono emerse in occasione del forum organizzato da ItaliaOggi dello scorso 22 gennaio nonché i possibili scenari sull'applicazione dello strumento regolato dall'articolo 38 del dpr n. 600 del 1973.

I dati alla base del redditometro. Come noto, in base alla disciplina attualmente vigente, lo scostamento rispetto a quanto dichiarato dal contribuente nel caso di applicazione del redditometro è codificato essenzialmente nel confronto con quanto emergente dalla applicazione del decreto ministeriale del 10 settembre 1992 che contiene una precisa elencazione di beni assunti a base di calcolo. Va osservato come, in molti casi, tali beni non appaiono più costituire un elemento che supporta una maggiore capacità contributiva anche per questioni di carattere non prettamente tributario. Basti pensare, ad esempio, all'ipotesi di disponibilità di un collaboratore familiare che, soprattutto negli ultimi anni, è diventato più che un indice di ricchezza, un aspetto che assume la caratteristica di necessità per molti nuclei familiari. Analoghe osservazioni potrebbero essere svolte in relazione al risultato che produce il decreto in merito agli immobili dove la codificazione contenuta nel decreto produce una serie di risultati che potrebbero non essere in linea con le singole realtà geografiche.

Ciò posto, negli ultimi tempi, la strategia di applicazione del redditometro si è orientata verso una valorizzazione anche di elementi non compresi nel decreto e che, in modo evidente, possono manifestare una capacità reddituale del contribuente occultata rispetto al dichiarato. Tali ulteriori elementi, peraltro, non sono codificati ed agli stessi non è abbinato un coefficiente dal quale desumere un dato reddituale da confrontare con la dichiarazione prodotta dal contribuente. Da qui, probabilmente, l'annuncio di una prossima revisione dello strumento di accertamento al fine di tenere conto dei mutati scenari non solo di natura tributaria. In tal senso depone anche l'indicazione fornita in occasione del forum di ItaliaOggi con l'ulteriore rilievo che deve essere posto sulla attività svolta a livello locale ed anche da enti che non sono direttamente riconducibili a quelli preposti ai fini dell'azione di accertamento.

L'utilizzo del redditometro. Una volta individuati i beni e gli elementi che possono condurre alla rettifica della dichiarazione prodotta dal contribuente si devono valutare gli elementi della norma al fine di applicare, in concreto, lo strumento di accertamento che:

- rappresenta una presunzione legale relativa avverso la quale il contribuente deve fornire, anche in un momento antecedente rispetto a quello dell'accertamento, prova contraria. Su tale aspetto, va ricordato come l'amministrazione finanziaria, in alcune recenti incontri pubblici, si sia espressa sulla possibilità che il contribuente giustifichi le spese per il mantenimento dei beni e dei servizi che sono indice di capacità contributiva mediante l'evidenziazione di elementi patrimoniali accumulati in precedenti periodi di imposta ovvero mediante ottenimento di ricchezza da parte di soggetti terzi;

- può essere avviato in presenza di uno scostamento superiore a un quarto rispetto a quanto dichiarato dal contribuente. Sul punto, deve essere segnalato come la costruzione della norma porti a ritenere che il confronto debba avvenire sul reddito rideterminato diminuito del quarto, dato questo che deve poi essere posto a confronto con quanto dichiarato dal contribuente;

- può essere avviato in presenza dello scostamento sopra evidenziato per due periodi di imposta. Su questo delicatissimo aspetto (in quanto lo scostamento in questione rappresenta uno degli elementi fondamentali per l'innesco dell'accertamento), deve essere rilevato come la posizione dell'Agenzia delle entrate sia stata espressa nella circolare n. 49 del 2007. In tale documento di prassi, è stato messo in luce come lo scostamento in questione debba verificarsi necessariamente per due periodi di imposta consecutivi. Di diverso avviso si è invece mostrata la giurisprudenza sia di legittimità che di merito. Vanno infatti ricordate, tra le altre, una sentenza della Corte di Cassazione (n. 237 del 2009) nella quale è stato precisato come le indicazioni dell'amministrazione finanziaria non possono condizionare i giudici e, dunque, non appare necessario che lo scostamento sia biennale assumendo tale biennio come consecutivo. A conclusioni ancora più «decise» sta pervenendo la giurisprudenza di merito. Ad esempio, nella sentenza della Commissione tributaria regionale dell'Emilia Romagna n. 88/04/09 (commentata su FiscoOggi del 10 dicembre 2009) emerge come ai fini dello scostamento a nulla rilevi il fatto che uno dei due periodi di imposta non sia accertabile per intervenuta decadenza secondo quanto previsto dall'articolo 43 del dpr n. 600 del 1973. Nel caso di specie, i due periodi di imposta erano sì consecutivi ma uno dei due era appunto non più accertabile. Peraltro, sulla modulazione del biennio per il quale deve verificarsi lo scostamento tra quanto determinato in base al redditometro e quanto dichiarato dal contribuente, la stessa Agenzia delle entrate appare ora sostenere una tesi diversa da quella contenuta nella circolare n. 49 del 2007 ammettendo dunque la possibilità che i due periodi di imposta possano essere non consecutivi.

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