«Gli importi sono comprensivi delle tasse sulla tassa, cioè del tributo provinciale ambientale (il Tefa) che spetta alle province nella misura che va dall'1% al 5%, delle addizionali Ex Eca, 10% nel caso della Tarsu, e dell'Iva del 10%, se viene applicata la tariffa», ha spiegato Guglielmo Loy, segretario confederale Uil e responsabile dell'osservatorio .
Le città più care. La medaglia d'oro per la maggiorazione più alta spetta a Bari: +30% rispetto all'anno precedente. Seguono Milano +20,1%, Novara +19,2%, Firenze +16,6%, Avellino +15%, Mantova +8,5%, Ravenna +7,6%, Siena +6,9%, Lecco +6%, Palermo +5%. A Roma, invece, l'aumento si attesta al 2,5% per effetto del recupero dell'Iva non fatto pagare nella bolletta del 2010.
«La tariffa più cara si paga a Napoli, dove, però, le tariffe sono state ritoccate dalla provincia e non dal comune. Nel capoluogo campano, l'esborso per la famiglia presa a campione è di 427,80 euro l'anno», chiarisce Loy. A Salerno si pagano 355,60 euro; ad Alessandria 337,50; a Venezia 325; a Siracusa 317,20; a Roma 310,98; a Ferrara 298,80; a Perugia 291,85; a Lucca 289,10 e a Biella 288,20 euro. «I dati evidenziano come il livello di tassazione locale (Imu, addizionali Irpef, tariffa rifiuti) incida per oltre il 12% sul reddito prodotto. Purtroppo, gli aumenti colpiscono principalmente i lavoratori dipendenti e pensionati e non sempre sono garanzia di una migliore qualità del servizio», conclude Loy. E non finisce qui: dal prossimo anno è prevista un'ulteriore stangatina con l'introduzione della Tares, la tassa sui rifiuti e servizi. Prevede che le tariffe del servizio rifiuti coprano il 100% del costo del servizio con in più una sovrattassa, che potrebbe costare ulteriori 27 euro medi, variando dai 30 a 40 centesimi al metro quadrato.
