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Intesa Sanpaolo: bivio fra il taglio sprechi e impiegati

del 01/08/2012
di: La Redazione
Intesa Sanpaolo: bivio fra il taglio sprechi e impiegati
Mariangela Comotti, segretario responsabile di Unità sindacale Falcri-Silcea in Intesa Sanpaolo, interviene sulla delicata situazione determinatasi nel gruppo e su un evento che non ha precedenti: lo sciopero del 2 luglio scorso, cui hanno aderito in massa i lavoratori.

Domanda. Cosa sta succedendo in Intesa Sanpaolo?

Risposta. L'adesione così massiccia allo sciopero ha un significato che nessuno può permettersi di sottovalutare: la misura è ormai colma. Le condizioni di lavoro sono peggiorate e i diritti dei lavoratori vengono sacrificati a un potere datoriale sempre più arrogante. Cosa sta succedendo? Presto detto: Intesa Sanpaolo vorrebbe far pagare ai propri lavoratori il conto della riforma pensionistica della ministra Fornero, aggiungendoci, se occorressero, ulteriori risparmi derivanti dagli scenari di crisi.

D. Quali sono stati di preciso gli elementi scatenanti della protesta?

R. Il 29 luglio del 2011 le parti sociali firmarono un accordo che prevedeva il realizzo di un risparmio di circa 300 mln di euro, anche mediante l'uscita anticipata di circa 5 mila lavoratori (buona parte sarebbe dovuta transitare dal Fondo di solidarietà del settore). Allora Elsa Fornero ricopriva il ruolo di vicepresidente del Consiglio di sorveglianza in Intesa Sanpaolo, il che rende impensabile che non conoscesse e non condividesse questo percorso. Unità sindacale non ritenne allora di siglare il protocollo in quanto non prevedeva adeguate tutele per tutti i lavoratori coinvolti nel «Progetto 8000», specie in presenza delle prime avvisaglie sulla necessità di mettere mano al sistema pensionistico. Altrettanta attenzione non fu invece, e malauguratamente, condivisa dagli attori delle altre delegazioni, pronti anzi a rassicurare sulla «blindatura» dell'accordo che avrebbe garantito tutti da ogni possibile rischio… gli eventi successivi ci hanno dato purtroppo ragione e non ne sono affatto felice.

Tempo pochi mesi ed Elsa Fornero diventa ministro. Il suo primo atto formale è stato modificare le regole di accesso alla pensione senza salvaguardare appieno la validità degli accordi sottoscritti in materia, con la conseguenza di creare grandi incertezze, tutt'ora presenti, sulla sorte dei lavoratori interessati dal piano. Ora l'azienda si dichiara disponibile a «salvare» questi lavoratori (sia posticipandone l'uscita sia valutando la possibilità di reintegro in servizio per quelli già usciti da gennaio e che da allora non percepiscono un euro) a patto che il costo dell'operazione sia trasferito sugli altri lavoratori. Per noi è una proposta inaccettabile, anche perché avanzata da un gruppo solido come il nostro.

D. Invece, secondo voi, come occorrerebbe procedere?

R. Per tutt'altra strada. Non siamo fuori dal mondo, ma tagliare ancora sulla voce lavoro produrrebbe gli stessi effetti devastanti che, a livello nazionale, sta producendo la politica di eccessivo carico fiscale. Se fino a oggi il primo gruppo bancario del paese ha attraversato senza grosse ammaccature una stagione di perenni fusioni, incorporazioni, aggregazioni è stato principalmente grazie al proprio personale, che ha sopperito con spirito di servizio agli inevitabili «buchi» e «vuoti di risposte» che si sono creati, cercando di attutirne l'impatto sulla clientela.

Il management non può ringraziare il personale e poi mortificarlo. Secondo noi è giunto il momento di dare al personale quel contratto integrativo atteso da anni: sarebbe un segnale anche per i mercati, inviato in coraggiosa e illuminata controtendenza, a dimostrazione del fatto che l'azienda crede nel proprio futuro. Si recupererebbero così una credibilità e una trasparenza piuttosto appannate negli ultimi tempi. Tagliare si deve, lo sappiamo, ma si dovranno tagliare gli sprechi veri.

D. E quali sono questi sprechi?

R. Le consulenze che non hanno ragione di esistere, tanto più se portano a risultati addirittura dannosi, e che pesano sui conti del gruppo, privando contemporaneamente del lavoro strutture all'uopo designate e già a libro paga.

E che dire dei 189 consiglieri nei numerosi consigli di amministrazione delle varie società del gruppo? A essere erogati non sono semplici gettoni di presenza (basta leggere i dati resi pubblici in occasione dell'ultima assemblea degli azionisti del 28 maggio). Il nostro board viene pagato come e più che ai tempi delle vacche grasse di biblica memoria: il segnale di discontinuità deve arrivare proprio da lì: si è credibili solo quando si dà l'esempio! Del resto, un conto è tagliare del 20-30% uno stipendio di centinaia di migliaia di euro; altra cosa è tagliare anche solo del 5-10% lo stipendio di chi percepisce poche decine di migliaia di euro. Il 30 luglio riprende la difficile trattativa, partendo purtroppo da posizioni ancora molto distanti.

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