Consulenza o Preventivo Gratuito

Riforma: Condannato il Fisco solo se riprovevole

del 28/07/2012
di: di Sergio Trovato
Riforma: Condannato il Fisco solo se riprovevole
Nonostante la riforma del processo civile impone al giudice di porre a carico della parte soccombente l'onere di pagare le spese processuali, salvo casi eccezionali che devono essere motivati, non è automatica la condanna giudiziale dell'amministrazione pubblica che adotta il provvedimento di autotutela. Il fisco, infatti, non può essere condannato a pagare le spese del processo per soccombenza virtuale se dimostra di aver operato correttamente e di aver ritirato l'atto impositivo subito dopo i chiarimenti forniti dal contribuente. Lo ha affermato la commissione tributaria regionale di Roma, sezione XIV, con la sentenza n. 431 del 20 giugno 2012. Nel caso in esame l'amministrazione si era attivata subito dopo l'acquisizione della documentazione offerta dal contribuente e a seguito dell'istanza di autotutela. Questa pronuncia, peraltro, è in linea con altra decisione dei giudici della stessa sezione (40/2012) con la quale avevano compensato le spese, poiché era da escludere qualsiasi comportamento riprovevole dell'amministrazione nella conduzione ante causa. Tuttavia, sulla questione non c'è un'uniformità di vedute anche all'interno della stessa Ctr. La sezione XXIX, con la sentenza n. 43/2011, ha utilizzato dei criteri più rigidi. Ha ritenuto giusto che il fisco paghi le spese al contribuente quando l'annullamento dell'atto di accertamento venga disposto nel corso del processo. Il giudice d'appello ha applicato la nuova regola contenuta nella riforma del processo civile (legge 69/2009) per deflazionare il contenzioso, che prevede la compensazione delle spese solo per ragioni o eventi eccezionali. La condanna alle spese di giudizio dovrebbe costituire l'ipotesi ordinaria, legata al fatto stesso della soccombenza. Il principio è che il contribuente non debba pagare i costi sostenuti per difendersi nel processo tributario se gli errori sono commessi dagli uffici fiscali. Anche se la scelta del comportamento da adottare non è così semplice per la p.a.: se annulla l'atto impositivo è probabile la condanna a pagare le spese di lite; invece, qualora non emani il provvedimento di autotutela può essere condannata a risarcire i danni al contribuente. Naturalmente, sempre che l'atto non sia divenuto definitivo. La Cassazione (sent. n. 2870/2009 e altre) ha precisato che non è ammesso rimedio giudiziale se il fisco si rifiuti di annullare un atto impositivo incontestabile per decorrenza del termine.
vota