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Ordini: In panne la riforma delle professioni

del 27/07/2012
di: di Benedetta Pacelli
Ordini: In panne la riforma delle professioni
Le camere affondano il dpr Severino. Le commissioni giustizia di camera e senato, infatti, nonostante abbiano espresso parere sostanzialmente favorevole al testo di riforma delle professioni, lo vincolano al recepimento di una serie infinita di modifiche, la maggior parte giocate sul filo dell'eccesso della delega. Osservazioni che, da un lato, si collocano sulla scia dei rilievi del Consiglio di stato e dall'altro cavalcano la protesta delle categorie interessate. Uno dei punti di partenza del parere espresso dalla relatrice in commissione giustizia della camera Maria Grazia Siliquini è l'ambito di applicazione della riforma stesso: le commissioni chiedono, cioè, che il ministero chiarisca cosa intende per «professione regolamentata» specificando il riferimento «alla possibilità di introdurre nel novero delle professioni regolate altre specifiche professioni». E, per definirne ancora meglio i confini, dicono ancora le camere, sarebbe opportuno fare riferimento «all'articolo 33 della Costituzione, che sancisce l'obbligatorietà dell'esame di Stato per l'esercizio di determinate professioni». Entrando, poi, nel dettaglio delle norme il parere affronta il tema dell'assicurazione obbligatoria prevista dalla riforma, evidenziando l'opportunità di rimodulare la norma per chiarire che non è inibito ai consigli nazionali degli ordini e collegi la possibilità di negoziare polizze collettive, ma soprattutto anche sulla scia di quanto avvenuto per la professione medica, chiedendo di «inserire una scadenza temporale differita». C'è poi il capitolo tirocinio e formazione continua: nel primo caso va specificato se la sua obbligatorietà vada estesa anche a quelle professioni che attualmente non lo prevedono e che la compatibilità o meno del suo svolgimento deve essere la stessa sia per il pubblico che per il privato. Nel caso della formazione invece si parla di eccesso di delega visto che il dpr affida al ministro vigilante la disciplina attuativa dell'obbligo di formazione permanente, quando invece la legge di riferimento da la «potestà regolamentare unicamente ai consigli nazionali». Puntualizzazioni richieste anche sul disciplinare: secondo le commissioni parlamentari, infatti, sarebbe opportuno prevedere per ordini e collegi che decidono in via amministrativa, l'istituzione di consigli di disciplina territoriali e, per quelli che decidono in via giurisdizionale, l'istituzione di specifiche sezioni disciplinari dedicate, da costituirsi all'interno degli attuali consigli territoriali e nazionali, senza qualunque altra funzione amministrativa. Infine un capitolo a parte viene dedicato al principio dell'accorpamento tra professioni che svolgono attività similari. «Rilevato», si legge nel parere, «che lo schema in esame non prevede la facoltà per le professioni che svolgono attività similari di accorparsi su base volontaria», determinando così una lacuna normativa, «è opportuno chiarire che i consigli nazionali hanno facoltà di predisporre idonee proposte ai fini dell'emanazione di nuovi provvedimenti di riconoscimento delle professioni derivanti da tali accorpamenti».

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