Consulenza o Preventivo Gratuito

I paesi Ue impongono un taglio al bilancio 2013

del 26/07/2012
di: da Bruxelles Angelo Di Mambro
I paesi Ue impongono un taglio al bilancio 2013
Il presidente della Commissione Ue, José Barroso, ha scritto ai 27 capi di stato europei per «esprimere preoccupazione» sul taglio che i paesi dell'Ue vogliono imporre al bilancio 2013. Alla proposta di aumento del 6,8% in pagamenti rispetto al 2012 proposto dall'Esecutivo, le capitali, alle prese con l'austerità, hanno approvato formalmente all'ultimo Consiglio Affari Generali una posizione che prevede un incremento di solo il 2,79% in pagamenti, oltre 5,2 miliardi di euro in meno rispetto all'ipotesi della Commissione, e dell'1,47% in impegni (1,15 miliardi in meno). Barroso è «preoccupato che i negoziati sul bilancio 2013» possano «compromettere lo spirito del nostro recente accordo (su crescita e occupazione dello scorso 29 giugno, ndr) non rendendo disponibili fondi sufficienti per permettere all'Unione Europea di pagare i livelli concordati di sostegno» per molti progetti. L'incremento, insomma, serve a pagare gli impegni già presi. Fonti diplomatiche fanno notare d'altro canto che la posizione del Consiglio prevede un aumento di capitoli cruciali quali la «crescita sostenibile» (coesione e occupazione) e che a livello Ue la Commissione non è coerente con le ricette al rigore che impone ai diversi Paesi quando i dati economici sono negativi. Si tratta solo di un anticipo di un negoziato di fuoco, che partirà a settembre con Commissione e Parlamento da un lato e Stati membri dall'altro. Nei due anni passati gli eurodeputati hanno sempre finito con l'accettare i tagli imposti dal Consiglio, quest'anno la battaglia sarà più dura. Quello del 2013 è l'ultimo bilancio del periodo finanziario, può valere come riferimento per l'altro, ancora più impegnativo budget, il quadro finanziario pluriennale 2014-2020. L'Esecutivo ha illustrato al Consiglio un aggiustamento tecnico sui tetti di spesa dovuto all'ingresso della Croazia e all'aggiornamento dei dati sulle erogazioni di fondi strutturali, che ha scontentato tutti: più risorse in valore assoluto, ma oltre 5 miliardi e mezzo in meno in sette anni per i fondi di coesione (cofinanziamento di azioni in materia di ambiente e infrastrutture di trasporto). Protestano gli «amici della coesione», il nome che si è dato a livello informale il gruppo di Nuovi stati membri più Spagna, Grecia e Portogallo (in totale 15) che si sono coalizzati per difendere la loro posizione di massimi beneficiari dei fondi. Reagiscono male anche gli «amici per una spesa migliore», altra coalizione informale, identificabile con i contributori netti, che nelle posizioni più estreme parlano della necessità di un taglio da 100 miliardi (circa il 10%) della proposta di budget della Commissione. Contro anche l'Italia, che appartiene al secondo gruppo ma mantiene flessibilità sui capitoli di spesa. «Non siamo d'accordo con la proposta di revisione tecnica», ha detto il ministro Moavero nel dibattito, «non è coerente con gli obiettivi di crescita e occupazione». Per una volta d'accordo, gli «amici» dei due schieramenti sono divisi praticamente su tutto il resto. E dovranno trovare un accordo all'unanimità sul budget 2014-2020 al massimo entro i primi mesi del 2013.
vota