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Costi di riscossione e servizio: Riforma di facciata

del 25/07/2012
di: di Mauro Maggi
Costi di riscossione e servizio: Riforma di facciata
L'aggio della riscossione perde il nome. Ma la sostanza non cambia. Con il dl 201/11 (decreto Monti) il legislatore ha riformulato integralmente il comma dell'art. 17 del dlgs 112/99, rinunciando all'utilizzo del termine «aggio» (sostituito da un più opportuno termine di «rimborso») e non configurando più tale remunerazione in termini di corrispettivo, ma di refusione di costi effettivamente sostenuti per l'espletamento dell'attività di riscossione. Il «rimborso» concernerà tutti i costi fissi risultanti dal bilancio certificato di Equitalia, determinato in misura percentuale delle somme iscritte a ruolo riscosse e dei relativi interessi di mora, con decreto non regolamentare del ministero dell'economia e delle finanze, e dovrà garantire al contribuente oneri inferiori a quelli attuali.

Si ricorda che, nella formulazione ante dl 201/2011, in vigore nelle more dell'emanazione del decreto, l'art. 17, comma 1 dlgs 112/99 prevede che l'attività degli agenti della riscossione sia remunerata con un aggio pari al 9% delle somme iscritte a ruolo riscosse e dei relativi interessi di mora, di cui una quota del 4,65% sia comunque dovuta dal contribuente anche in caso di pagamento entro il sessantesimo giorno dalla notifica dell'atto.

La modifica del decreto Monti è tesa a razionalizzazione la materia e superare le molteplici critiche sono state sollevate in ordine alla legittimità dell'aggio.

L'obiettivo, tuttavia, non sembrerebbe al momento raggiunto: sia perché la novella norma è priva di effetti immediati (essendo vincolata all'adozione di un decreto da varare entro il 31 dicembre 2013) sia, soprattutto, perché, al di là del «nomen» e del «quantum», occorrerà verificare come, in concreto, questo «rimborso» diverrà un onere parametrato alle spese sostenute per la gestione della riscossione e della esecuzione forzata e non resterà, invece, come ora, una percentuale generalizzata sulla pretesa erariale, indiscriminata sia rispetto alla condotta del contribuente sia alla concreta portata delle azioni intraprese per il recupero del credito.

Nella normativa antecedente l'aggio era definito come corrispettivo per l'attività di riscossione resa dall'Agente preposto. E, come tale, fu legittimato anche dalla Corte costituzionale (sentenza n. 480 del 1993): in quella sede la Consulta «salvò» le disposizioni in materia di aggio dalla censura di irragionevolezza, nella misura in cui il compenso spettante all'esattore fosse ancorato e parametrato al costo del servizio reso. Nella fattispecie, infatti, la disposizione in questione assegnava all'ente esattore un compenso pari all'1% delle somme iscritte a ruolo con un minimo e un massimo, atti a garantire, rispettivamente, la copertura dei costi di riscossione e un limite alla remunerazione del servizio.

Dal 1993 a oggi, tuttavia, la materia ha subito radicali stravolgimenti, non solo con riguardo alle modalità di remunerazione del servizio di riscossione dei tributi, ma, molto più strutturalmente, all'organizzazione stessa del processo di riscossione erariale: il concetto di «remuneratività» del servizio di riscossione, che in passato poteva forse trovare maggiore giustificazione in quanto gestito da privati, terzi rispetto al creditore erariale, potenzialmente soggetti a danni patrimoniali a causa dell'obbligo di anticipare all'erario le somme dovute dai contribuenti, è decaduto da qualsiasi logica con l'abolizione dell'obbligo del non riscosso come riscosso (1999), da un lato, e con la restituzione dell'attività di riscossione a un ente, Equitalia, interamente controllato dal creditore pubblico.

L'aggio ha quindi assunto natura tributaria: una vera e propria integrazione (percentuale e priva di graduazione o limite) del tributo e dei relativi oneri accessori.

In questo contesto, l'art. 29 dl 78/2010, prevedendo che l'aggio sia interamente posto a carico del contribuente dal primo giorno successivo a quello ultimo utile per la proposizione del ricorso, ne ha accentuato notevolmente il carattere «impositivo».

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