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Guarentigie: Intercettazioni due pesi e due misure

del 24/07/2012
di: di Roberto Miliacca
Guarentigie: Intercettazioni due pesi e due misure
Due pesi, due misure. Sulle intercettazioni, le guarentigie costituzionali che il presidente della Repubblica chiede che valgano per il Quirinale sembrano non valere, invece, da anni per gli avvocati difensori che vengono regolarmente intercettati dalle procure nei colloqui con i loro clienti. Con una nota molto dura, la giunta dell'Unione delle camere penali interviene sul conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello stato sul caso delle intercettazioni effettuate dalla procura di Palermo. Sotto un certo profilo, dicono i penalisti, «anche se con conseguenze istituzionali di diverso rilievo», questa vicenda «richiama quella che vede da anni costantemente intercettati “indirettamente” gli avvocati italiani quando conversano con i loro clienti. In realtà quel che avviene ha spesso ben poco di occasionale, giacché si sottopongono a intercettazione utenze dalle quali è scontato avvengano contatti proprio con quei soggetti che dovrebbero godere di una relativa immunità». Così come sta avvenendo per quelle del Capo dello stato, scrivono i penalisti, anche le conversazioni degli avvocati «vengono illegittimamente ascoltate (e nel caso degli avvocati ancor più illegittimamente riportate negli atti di polizia dapprima e in quelli giudiziari poi) con l'escamotage della occasionalità per giustificare un comportamento altrimenti contra legem. Un trattamento che da ultimo si verifica con frequenza anche nei confronti di parlamentari. Il tutto attraverso le maglie larghe di una giurisprudenza tutta tesa a salvaguardare le attività di indagine e assai poco i diritti individuali». Insomma, secondo gli avvocati guidati da Valerio Spigarelli, questa vicenda «non può risolversi come uno dei tanti episodi di contrapposizione tra politica e magistratura», che «vede schierarsi da una parte e dall'altra, con il solito riflesso pavloviano che caratterizza le discussioni in tema di giustizia: da un lato gli adoratori delle procure e dall'altro i fautori della differenza “genetica” dei magistrati». In uno stato di diritto, proseguono i legali dell'Ucpi, e «secondo la nostra Costituzione, i magistrati godono di ampie guarentigie perché hanno la funzione di applicare la legge in maniera libera e indipendente. Ma la legge», concludono i penalisti, «declina anche i limiti delle loro attività, quando si va costantemente al di là dei limiti, non ha senso domandarsi perché tutto questo possa arrivare a negare le prerogative della Presidenza della Repubblica, si corre il rischio di sentirsi rispondere da qualche pm “e perché no?”»

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