Consulenza o Preventivo Gratuito

Stretta sull'evasione: Legittimato l'accertamento

del 24/07/2012
di: di Stefano Chiodino
Stretta sull'evasione: Legittimato l'accertamento
L'ufficio finanziario nella fase delle indagini dirette all'accertamento dell'evasione di imposta da parte di società di capitali è legittimato a richiedere agli istituti bancari l'accesso ai conti e depositi bancari dei soci anche non amministratori e, in caso di ristretta compagine sociale, anche ai loro familiari qualora sussistano fondati sospetti che la società accertata abbia effettuato operazioni soggettivamente inesistenti volte a evadere l'imposta.

Con questo principio di diritto la Corte di cassazione, con sentenza n. 12624 del 20 luglio 2012, si pronuncia su un ricorso presentato dai soci di una società di capitali avverso la sentenza di appello con la quale era stata riconosciuta la legittimità degli avvisi di accertamento con i quali erano stati recuperati a tassazione Irpef maggiori redditi a seguito della distribuzione di utili occulti non contabilizzati dalla società in misura corrispondente alle movimentazioni bancarie riscontrate nei conti personali dei soci. I prelevamenti e versamenti riscontrati nei conti dei soci e non riferibili ad altra fonte reddituale erano stati utilizzati quale prova di ricavi relativi a operazioni non contabilizzate dalla società, importi che, per la ristretta compagine societaria caratterizzata da legami di tipo parentale, erano stati successivamente imputati ai soci quale maggior utile non dichiarato e distribuito extracontabilmente.

La tesi difensiva dei ricorrenti si basava sull'assunto che se alla società erano stati accertati maggiori ricavi sulla base degli importi riscontrati nei conti personali dei soci, doveva essere dimostrata l'intestazione fittizia di tali conti, prova che nel caso in questione non era stata fornita. Pertanto, in mancanza di tale dimostrazione, o i conti erano nella totale disponibilità della società e di conseguenza non poteva esser fatta valere la presunzione di cui all'art. 32 dpr 600/1973 per cui nessun maggior reddito poteva essere accertato in capo ai soci in quanto non intestatari dei conti correnti. Oppure le somme erano riferibili solamente in capo ai soci, formalmente e sostanzialmente intestatari dei conti correnti, e in questo caso non potevano fungere da prova di maggior utile prodotto in capo alla società e di utili distribuiti ai soci in maniera occulta. Inoltre, per i ricorrenti, se i versamenti erano da imputare a utili extrabilancio conseguiti e successivamente riversati nel conto corrente, i prelevamenti dovevano essere considerati quali provviste per l'acquisto di beni non fatturati e conseguentemente dovevano essere «dedotti», per la correlazione costi-ricavi, dall'imponibile accertato.

Per la Corte invece, rifacendosi a consolidato orientamento giurisprudenziale in materia, può ben essere ritenuto legittimo l'utilizzo di dati riscontrati nei conti correnti dei soci, amministratori o familiari di società di capitali a ristretta base sociale, tale da giustificare l'imputazione al soggetto accertato delle operazioni riscontrate sui conti correnti altrui. Per la Corte infatti l'amministrazione finanziaria non è esonerata dal fornire la prova della intestazione fittizia dei conti, ma tale prova può essere costituita dalla gravità e serietà dell'elemento indiziario costituito dallo stretto legame parentale che insieme ad altri elementi possono rappresentare complessivamente una prova di comportamento evasivo. In secondo luogo per la Corte, in presenza di un accertamento di tipo analitico, fondato, come in questo caso, sull'analisi delle movimentazioni bancarie riscontrate nei conti dei soci, spetta al contribuente la dimostrazione, per l'inversione dell'onere della prova, che le somme prelevate erano destinate a pagamenti fuori bilancio o ad acquisti non produttivi di reddito.

vota