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Call center italiano per tutelare al meglio la privacy

del 24/07/2012
di: Antonio Ciccia
Call center italiano per tutelare al meglio la privacy
Diritto di scegliere un call center italiano. Per meglio tutelare la propria privacy. È quanto prevede l'articolo 24-bis del decreto legge sulla crescita, che è intervenuto con misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale, della concorrenza e dell'occupazione nelle attività svolte da call center. Tra l'altro i call center con più di 20 addetti devono avvisare il ministero del lavoro e il garante della privacy se si ricollocano all'estero. Ma vediamo le misure adottate. Con l'articolo 24-bis si interviene, dunque, sull'attività dei call center con almeno 20 dipendenti.

Se l'azienda decide di spostare l'attività di call center fuori dal territorio italiano deve darne comunicazione, almeno 120 giorni prima del trasferimento, al ministero del lavoro e delle politiche sociali indicando i lavoratori coinvolti. Altra comunicazione obbligatoria deve essere fatta all'Autorità garante per la protezione dei dati personali. Nella comunicazione al garante della privacy deve essere indicato quali misure vengono adottate per il rispetto della legislazione nazionale, in particolare del Codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 196/2003 e del Registro delle Opposizioni (alle chiamate indesiderate). Analoga informativa deve essere fornita dalle aziende che già oggi operano su paesi esteri. Alle garanzie fornite in generale dal codice della privacy se ne aggiungono alcune specifiche, espressamente previste dal decreto legge sulla crescita, articolo 24-bis citato.

Quando un cittadino effettua una chiamata a un call center deve essere informato preliminarmente sul paese estero in cui l'operatore con cui parla è fisicamente collocato. Non basta. L'utente ha anche un diritto di opzione: deve, al fine di poter essere garantito rispetto alla protezione dei suoi dati personali, poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato sul territorio nazionale. Il trattamento dei dati personali viene, infatti, realizzato anche nel paese estero, e non è detto che siano garantite le medesime prerogative descritte dalla legislazione italiana.

Inoltre quando un cittadino è destinatario di una chiamata da call center dev'essere preliminarmente informato sul paese estero in cui l'operatore è fisicamente collocato. Gli obblighi sono assistiti da una sanzione pecuniaria relativamente alta, calcolata con un criterio di cumulo giuridico: il mancato rispetto delle norme sugli avvisi e sull'opzione a favore dell'utente comporta la sanzione di 10 mila euro per ogni giornata di violazione. Altre due modifiche toccano l'organizzazione del call center.

La prima consente il ricorso ai contratti di collaborazione a progetto le attività di vendita diretta di beni e servizi realizzati attraverso call center «Outbound» , anche se sulla base del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento.

La seconda modifica blocca i benefici previsti dalla legge 407/1990 alle aziende che delocalizzano attività in paesi esteri: questo in attesa di procedere alla ridefinizione del sistema degli incentivi all'occupazione nel settore dei call center.

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