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Iva: Al fornitore il rimborso arriva dal fisco

del 21/07/2012
di: La Redazione
Iva: Al fornitore il rimborso arriva dal fisco
Il fornitore può chiedere direttamente all'amministrazione finanziaria il rimborso dell'Iva nella misura in cui ha dovuto, in virtù di un provvedimento giudiziario, restituire l'imposta indebitamente versata dal cliente.

Applicando la giurisprudenza della Corte di giustizia, la Cassazione, con la sentenza n. 12666 del 20 luglio 2012, ha accolto il ricorso di una banca.

In proposito la sezione tributaria, con una lunghissima motivazione, ha spiegato che il «soggetto passivo dell' imposta sul valore aggiunto, dopo la scadenza del termine di decadenza previsto per l' azione di rimborso di diritto tributario, può chiedere il rimborso dell'imposta sul valore aggiunto non dovuta non già per qualsiasi imposta della quale il committente di servizi possa pretendere o pretenda il rimborso da lui per la sua qualità di prestatore di detti servizi, né per quella che egli abbia rimborsato spontaneamente, ma esclusivamente per quell' imposta che egli ha dovuto rimborsare al committente detto, ovverosia per l'imposta il cui rimborso in favore del committente sia stato effettivamente eseguito in esecuzione (questa sì anche spontanea) di un provvedimento coattivo di rimborso a suo danno ed in favore del committente». Infatti, la pretesa restitutoria del committente di servizi, siccome inidonea a far sorgere un qualche dovere di rimborso a carico del prestatore di detti servizi, non consente di superare l'altrimenti (se ormai) verificatasi decadenza del prestatore di detti servizi dall' eventuale diritto di rimborso nei confronti dell' amministrazione finanziaria finché non si concretizza con l' adempimento dell' afferente comando imperativo da parte del «prestatore di servizi».

Il monito arrivato d'oltralpe era quello per cui il rimborso diretto potesse essere chiesto dal fornitore a patto che questo non pregiudicasse il diritto del contribuente soggetto passivo d'imposta di agire direttamente.

In particolare la Corte di giustizia nel procedimento C-427/2010 ha stabilito che le norme nazionali in tema di ripetizione dell'indebito non devono mai privare completamente «il soggetto passivo d'imposta del diritto di ottenere dall'amministrazione finanziaria il rimborso dell'imposta sul valore aggiunto non dovuta che egli stesso ha rimborsato al committente dei suoi servizi».

Anche la Procura generale della Suprema corte ha chiesto in udienza di accogliere il ricorso della banca che aveva riscosso i contributi consortili in realtà esenti da Iva.

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