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Servizio sanitario: La spending review non fa sconti

del 19/07/2012
di: La Redazione
Servizio sanitario: La spending review non fa sconti
Non si arresta l'emorragia della sanità pubblica; anzi, i tagli previsti dalla revisione della spesa pubblica (spending review) rischiano di allargare ulteriormente le ferite del Servizio sanitario nazionale e, di conseguenza, di incidere in profondità sull'attività dei fondi sanitari integrativi. L'allarme è stato lanciato dal Comitato tecnico scientifico di Cadiprof, la Cassa di assistenza sanitaria integrativa per gli studi professionali, che nella riunione del 12 luglio scorso ha esaminato gli effetti della spending review sui servizi e sulle prestazioni sanitarie erogate dalla Cassa. Alla luce dei tagli previsti dal decreto legge, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 5 luglio (900 milioni di euro per quest'anno, 1,8 miliardi il prossimo e 2 miliardi nel 2014), il Comitato tecnico scientifico della Cassa ha messo in guardia l'Esecutivo Cadiprof sui possibili contraccolpi derivanti dalle politiche di contenimento della spesa sanitaria nazionale che, in prospettiva, potrebbero modificare l'equilibrio tra le risorse a disposizione e le prestazioni erogate. «Non sappiamo ancora come e in che misura le nuove disposizioni introdotte per contenere la spesa sanitaria pubblica incideranno sulle prestazioni che eroghiamo agli oltre 250 mila iscritti alla Cassa», ha dichiarato Mauro Scarpellini, coordinatore del Comitato tecnico scientifico di Cadiprof. «Possiamo, però, prevedere che i nuovi tagli andranno a modificare sensibilmente la domanda di servizi sanitari. Ci attendiamo un maggior ricorso da parte degli iscritti a quelle prestazioni che potrebbero diventare più onerose per le famiglie. Di fronte a questa eventualità, la Cassa sta monitorando con attenzione l'evoluzione della spesa sanitaria pubblica per intervenire prontamente con opportuni correttivi e mantenere anche in futuro l'equilibrio tra risorse e prestazioni». Non è la prima volta che succede. Nel triennio 2010-2012 le varie manovre finanziarie che si sono succedute hanno determinato un taglio complessivo di 21 miliardi di euro alla sanità pubblica. L'effetto immediato è stato il conseguente aumento dei ticket a carico dei cittadini, che trova riscontro anche nelle statistiche sulle prestazioni erogate dalla Cassa ai dipendenti degli studi professionali. Tra il 2010 e il 2011, infatti, la richiesta di interventi degli iscritti a Cadiprof per sostenere le spese sui ticket per gli accertamenti diagnostici è schizzata del 60%, passando da 20.230 domande del 2010 a oltre 57 mila l'anno successivo. Un brusco spostamento che ha determinato nel bilancio della Cassa un'impennata della spesa per i ticket pari al 76,2%.

«Già in passato siamo riusciti ad assorbire gli aumenti della spesa sanitaria innescati dalle esigenze di finanza pubblica, mantenendo in sostanziale equilibrio il bilancio della nostra Cassa», sottolinea Scarpellini. «Questo dimostra la funzione vitale che svolgono i fondi sanitari integrativi, in particolare quelli di derivazione contrattuale, a sostegno della sanità pubblica. In questo scenario, però, diventa essenziale completare il disegno legislativo sulla governance e sul ruolo dell'assistenza sanitaria integrativa nei servizi agli iscritti e, più in generale, ai cittadini».

Con l'arrivo della spending review, sotto la lente della Cassa sono finiti ancora una volta i ticket sanitari per gli accertamenti diagnostici, ma anche la chiusura degli ospedali minori o le possibili modifiche dei livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea), che potrebbero subire ulteriori restrizioni a causa del contenimento dei costi della spesa sanitaria da parte delle Regioni. Sono queste le principali aree di intervento individuate dal Comitato scientifico di Cadiprof, che ha ipotizzato un piano di azione per fronteggiare l'ennesima emergenza sanitaria nazionale.

«Da un lato stiamo lavorando per dotarci di nuovi strumenti conoscitivi e di analisi per valutare gli andamenti tecnico-statistici ed epidemiologici sul territorio, anche per avere una esatta cognizione dell'evoluzione della domanda sanitaria degli assistiti», afferma Scarpellini. «Dall'altro lato, stiamo esaminando innovativi sistemi di integrazione con il servizio sanitario pubblico per offrire ai nostri iscritti un più ampio ventaglio di prestazioni e, al tempo stesso, per continuare a contribuire attivamente alla sostenibilità della spesa sanitaria nazionale».

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