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Sequestro sui beni per l'indagato di insider trading

del 17/07/2012
di: Debora Alberici
Sequestro sui beni per l'indagato di insider trading
Linea dura contro l'insider trading. Scatta il sequestro finalizzato alla confisca sui conti dell'indagato che ha sfruttato le informazioni riservate per l'acquisto dei titoli, sia in relazione a quanto il professionista ha investito sia su quanto ha guadagnato. È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 28486/12. Questo perché, ha motivato la quinta sezione penale, commette il reato previsto dall'art. 184 del dlgs 58/98 (cosiddetto «insider trading») chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate in ragione dell'esercizio di una professione (come nel caso di specie), compie operazioni su strumenti finanziari avvalendosi del vantaggio informativo. In questo caso specifico l'imprenditore non ha negato l'attuazione da parte sua di una condotta oggettivamente riconducibile nello schema legale delineato dalla norma e del resto l'ordinanza impugnata ravvisa il «fumus commissi delicti» proprio in questo comportamento. Il primo comma dell'art. 187 del dlgs 58/1998 prevede che, in caso di condanna per il reato di insider trading, è disposta la confisca del prodotto o del profitto conseguito dal reato e del beni utilizzati per commetterlo, e quindi anche dei soldi illecitamente investiti. Il secondo comma dispone che se non sia possibile eseguire la confisca a norma del primo comma, la stessa può avere a oggetto una somma di denaro o beni di valore equivalente. Ma non è ancora tutto. In relazione al tentativo della difesa del professionista di smontare l'impianto accusatorio con l'eccezione di incostituzionalità delle norme che sanciscono la confisca per equivalente a carico dell'indagato la risposta della Cassazione è stata perentoria: bisogna «impedire che operatori finanziari di pochi scrupoli e particolarmente qualificati possano porre in essere avventure economiche che si traducono in turbative del mercato cui conseguirebbe corrispondente danno all'economia nazionale, risultato conseguibile solo sottraendo loro le risorse economiche relative, sia per la ragione che costituisce fuor d'opera parlare di rigidità della confisca, per ciò stesso asseritamente incostituzionale, in quanto l'entità del sequestro è determinata dallo stesso autore dell'illecito».

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