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Limiti di spesa per le elezioni: Sindaci in bolletta

del 14/07/2012
di: di Antonio G. Paladino
Limiti di spesa per le elezioni: Sindaci in bolletta
Scattano i limiti massimi delle spese elettorali per i candidati alla carica di sindaco e di consigliere comunale, nonché per i partiti politici che concorrono alle relative elezioni. Per esempio, un candidato sindaco in un comune tra 15 mila e 100 mila abitanti, non potrà spendere più di 25.000 euro cui sommerà la cifra di un euro moltiplicato per il numero di cittadini iscritti nelle liste elettorali, mentre il candidato alla carica di consigliere comunale, per la stessa fascia demografica di ente locale, non potrà spendere più di 5.000 euro cui si aggiungerà la somma derivante dalla cifra fissa di 5 centesimi moltiplicata per il numero degli iscritti a votare. Tutti i partiti, liste e movimenti politici, inoltre, hanno l'obbligo di depositare i consuntivi delle spese elettorali, pena una sanzione variabile da 50 mila a 500 mila euro, che sarà comminata dalla competente sezione regionale di controllo della Corte dei conti.

È quanto si ricava dalla lettura dell'articolo 13 della legge n. 96/2012 in materia di riduzione dei contributi pubblici a favore dei partiti e dei movimenti politici, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 9 luglio scorso.

Si introducono pertanto dei limiti massimi di spesa da parte dei candidati a sindaco e consigliere comunale, differenziando tali tetti in base alla dimensione demografica dell'ente. In particolare, per i comuni con popolazione compresa tra 15.000 e 100.000 abitanti, i candidati sindaco non possono spendere per la propria campagna elettorale, più di 25.000 euro e l'ulteriore cifra data dal prodotto di un euro per ogni cittadino iscritto alle liste elettorali comunali. I candidati al consiglio comunale, invece, non possono spendere più di 5.000 euro, cui deve essere aggiunto l'importo dato da 5 centesimi per il numero dei cittadini iscritti.

Nei comuni tra 100.000 e 500.000 abitanti, invece i limiti salgono. Per i candidati alla fascia di primo cittadino, le spese elettorali non potranno superare 125.000 euro più il prodotto dato da 90 centesimi moltiplicati per i cittadini iscritti a votare. Analogamente, i candidati al consiglio comunale, non potranno spendere più di 12.500 euro e l'ulteriore somma di 5 centesimi moltiplicata per il numero dei cittadini iscritti.

Nei comuni con più di 500.000 abitanti, invece, portafoglio più «largo» per i candidati alla poltrona di primo cittadino. Questi non potranno spendere più di 250.000 euro, più la somma derivante dal prodotto di 90 centesimi per il numero degli iscritti nelle liste elettorali. Somma che si riduce a 25.000 più quella che risulta dal prodotto di 5 centesimi per ogni iscritto, in caso di candidato al consiglio comunale.

In tutti i comuni come sopra individuati, poi, le spese per la campagna elettorale sostenute da partiti, movimenti politici e liste, non potranno superare il prodotto dato dalla cifra di un euro moltiplicato per il numero dei cittadini iscritti, al netto delle spese sostenute dai singoli candidati a sindaco e a consigliere comunale.

La norma, infine, prevede, operando un'interpretazione estensiva alle disposizioni contenute alla legge n.515 del 1993, che tutti i partiti politici, movimenti e liste civiche devono depositare, per il successivo inoltro alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti, il consuntivo delle spese sostenute. In caso di omissione, sarà la stessa magistratura contabile a comminare una sanzione il cui ammontare varia da 50 mila a 500 mila euro. La dichiarazione delle spese sostenute dai singoli candidati, invece, deve essere trasmessa al presidente del consiglio comunale entro tre mesi dalla data delle elezioni.

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