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Il concordato non preclude il rimborso Irap

del 14/07/2012
di: La Redazione
Il concordato non preclude il rimborso Irap
L'adesione al concordato preventivo relativo alle imposte sui redditi non preclude al professionista il diritto di chiedere il rimborso dell'Irap. L'adeguamento, infatti, ha effetto solo per l'Irpef, le addizionali comunali e regionali e l'Iva, ma non impatta sull'Irap.

Lo ha affermato la sezione tributaria della Cassazione con la sentenza 11947 depositata il 13 luglio 2012, che ha accolto il ricorso presentato da un avvocato nei confronti dell'Agenzia delle entrate. Il professionista si era visto respingere l'istanza di rimborso dell'Irap con la motivazione che la sua adesione al concordato preventivo precludeva qualsiasi domanda nei confronti del Fisco. Contro questa conclusione il legale ha presentato ricorso alla Suprema corte e i giudici di legittimità hanno chiarito che l'istituto del concordato preventivo, introdotto in forma sperimentale dal dl 269/2003, concerne essenzialmente le imposte sui redditi, essendo il beneficio concesso ai titolari di reddito d'impresa o di lavoro autonomo e ha effetti limitati ai fini dell'Imposta sul valore aggiunto. Questa limitazione, ha proseguito il collegio, si evince chiaramente dalle varie disposizioni della disciplina dell'istituto che fanno riferimento, come oggetto del concordato, ai «ricavi» e ai «compensi». Non solo. Il riferimento ai soli redditi si ricava anche dalla norma che prevede, per i periodi d'imposta soggetti a concordato, la parziale inibizione dei poteri di accertamento spettanti all'amministrazione finanziaria.

La conferma definitiva di questa impostazione, ha proseguito la Suprema corte, arriva anche dalla circolare n. 5/E del 2004 dell'Agenzia delle entrate secondo la quale l'adeguamento operato dal contribuente «ha effetto ai fini delle imposte sul reddito e relative addizionali comunali e regionali, nonché ai fini Iva. Non è invece dovuta l'Irap». In ragione, pertanto, del rilievo che l'Irap esula dalla portata applicativa dell'istituto del concordato preventivo si deve escludere, conclude la Cassazione, «che l'adesione a tale beneficio comporti effetti preclusivi ai fini del diritto al rimborso di detta imposta». Di diverso avviso la Procura della Suprema corte che, nell'udienza tenutasi al quarto piano del Palazzaccio lo scorso 15 marzo aveva chiesto al Collegio di legittimità di respingere il gravame presentato dal professionista. Ora la Cassazione ha deciso nel merito e, con un verdetto ormai senza appello, ha accordato il rimborso al legale.

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