A livello di tax ratio complessivo, si assiste a una diminuzione piuttosto generalizzata. Oltre all'Italia (+2,5% tra il '95 e il 2010), registrano segno più Belgio (+0,1%), Austria (+0,6%), Cipro (+8,8%), Gran Bretagna (+0,9%), Malta (+6,5%), Portogallo (+2%) e Grecia (+1,9%).
Analizzando le singole tipologie reddituali, inoltre, emerge che l'Italia si posiziona al primo posto per carico fiscale e contributivo sul lavoro. Già nel 1995 il Belpaese presentava un quoziente superiore alla media europea (37,8% contro 35,3%), ma alla fine del 2010 il gap si è allargato ulteriormente (42,6% contro 33,4% dell'Ue). Anche per quanto riguarda i proventi da capitali (rendite, dividendi e interessi) l'Italia è ai primi posti, classificandosi con un tax rate superiore al 25% alle spalle della sola Svezia. Lo studio sottolinea che il peso complessivo di tasse e contributi sul prodotto interno lordo in Europa è di circa il 39%, contro il 26,9% del Giappone e il 24,8% degli Stati Uniti.
«L'Unione Europea è considerata un'area del mondo con elevato carico fiscale», spiega Pietro Mastrapasqua, amministratore delegato di Synergia consulting group. «Per attirare nuovi investimenti e favorire lo sviluppo delle economie, bisogna riflettere su un carico impositivo più equilibrato. Al giorno d'oggi i mercati sono globali e per stimolare la crescita anche il fattore tributario è diventato estremamente rilevante».
La Scandinavia si conferma la zona dell'Ue con il prelievo erariale e previdenziale maggiore. Nonostante un calo tra il 1995 e il 2010 di circa il 2%, Danimarca (47,6%) e Svezia (45,8%) si collocano in testa alla classifica europea. I paesi dove il carico tributario e contributivo è più leggero, secondo la ricerca, sono invece Irlanda (28,2%), Slovacchia (28,1%), Bulgaria (27,4%), Lettonia (27,3%) e Romania (27,2%).
