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Sulle esenzioni Imu i comuni hanno un potere limitato

del 13/07/2012
di: Sergio Trovato
Sulle esenzioni Imu i comuni hanno un potere limitato
Sulle esenzioni Imu i comuni hanno un potere limitato. Devono infatti indicare nel regolamento tutte le esenzioni previste dalla normativa statale. Possono concedere ulteriori esenzioni per le Onlus, gli esercizi commerciali e artigianali situati in zone chiuse al traffico per lo svolgimento di lavori pubblici o le aziende pubbliche e private che svolgono determinate attività, ma il relativo costo incide solo sul bilancio comunale. Sono alcune delle indicazioni che ha dato il dipartimento delle finanze del ministero dell'economia delle quali i comuni devono tenere conto nella predisposizione dei regolamenti (si veda ItaliaOggi di ieri).

In primo luogo, dalle linee guida tracciate dal dipartimento emerge che i comuni devono riportare nel regolamento sulla nuova imposta locale tutte le esenzioni elencate dalla normativa Ici che sono state espressamente richiamate dalla disciplina della nuova imposta locale. Non possono più fruire dell'agevolazione fiscale gli immobili posseduti dalle camere di commercio. Non è stata riproposta l'esenzione neppure per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili che vengono recuperati per essere destinati a attività assistenziali. Del resto l'articolo 9, comma 8, del decreto legislativo 23/2011 non opera un rinvio integrale all'articolo 7 del decreto legislativo 504/1992 che elencava le tipologie di immobili esenti dal pagamento dell'Ici. Nello specifico, la norma non richiama le lettere a) e g). In realtà, la lettera a) è stata riscritta ed esclude dal beneficio gli immobili posseduti dalla camere di commercio. Con la modifica dell'articolo 7, lettera a) vengono inoltre ridisegnate le agevolazioni anche per gli immobili posseduti dagli enti pubblici: stato, regioni, province e comuni. Sono esonerati dal pagamento dell'Imu solo quelli siti sul proprio territorio purché destinati esclusivamente ai compiti istituzionali. Gli immobili devono essere diretti a soddisfare finalità istituzionali dell'ente pubblico (sede o ufficio) che ne è proprietario. È stata però risolta la questione degli immobili comunali per i quali, a prescindere dal loro uso, non deve più esser pagata la quota d'imposta riservata allo stato.

Viene invece confermata l'esenzione per gli immobili posseduti e utilizzati dagli enti non commerciali. L'articolo 7, comma 1), lettera i) riconosce l'esenzione per le attività ricreative, culturali, didattiche, sportive, assistenziali, sanitarie e così via svolte da questi enti solo se negli immobili vengono esercitate attività con modalità non commerciali. Nel caso in cui gli immobili abbiano un'utilizzazione mista, l'agevolazione fiscale è limitata solo alla porzione di immobile destinata ad attività non commerciali. Spetta l'esenzione Imu anche per i fabbricati, e loro pertinenze, destinati all'esercizio del culto (chiese, moschee).

Secondo il dipartimento, sono applicabili all'Imu le agevolazioni previste dall'articolo 21 del decreto legislative 460/1997, secondo cui le amministrazioni locali possono deliberare nei confronti delle Onlus la riduzione o l'esenzione dal pagamento del tributo. Il comune può deliberare agevolazioni sull'imposta, sino alla totale esenzione, anche per gli esercizi commerciali e artigianali situati in zone chiuse al traffico per lo svolgimento di lavori pubblici che si protraggono oltre sei mesi. Infine, lo stesso trattamento può essere riconosciuto in favore delle istituzioni riordinate in aziende pubbliche o private di servizi alla persona. Tuttavia, precisa il ministero, che per le agevolazioni che sono il frutto di libere scelte dei comuni il costo rimane a loro carico, in quanto non possono intaccare la quota d'imposta riservata allo stato.

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