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Dichiarazione fraudolenta: La frode si allarga

del 12/07/2012
di: di Debora Alberici
Dichiarazione fraudolenta: La frode si allarga
Ampliati i casi di punibilità per frode fiscale. Il reato di dichiarazione fraudolenta si configura non solo quando il contribuente usa fatture false ma quando, per ottenere l'illecito risparmio d'imposta, usa qualunque altro documento falso, come quelli per le spese mediche, le schede carburante e le ricevute fiscali.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 27392 dell'11 luglio 2012.

Dunque, ha precisato la terza sezione penale, qualunque documento contabile che permette al contribuente di esporre al fisco costi fittizi è una frode fiscale.

In altre parole d'ora in avanti nel reato di dichiarazione fraudolenta verrà incluso anche il cosiddetto falso materiale.

Per la punibilità, aggiunge il Collegio, gli altri documenti che vengono in rilievo sono, dunque, quelli aventi, ai fini fiscali, valore probatorio analogo alle fatture (documenti tipici fiscali previsti espressamente dal dpr n. 633 del 1972, art. 21). Questi sono, ad esempio, oltre alle ricevute fiscali e simili, quei documenti da cui risultino spese deducibili dall'imposta, come le ricevute per spese mediche o per interessi su mutui, le schede carburanti ecc. (documenti che attualmente non devono essere allegati alla dichiarazione dei redditi ma conservati per eventuali controlli da parte degli uffici).

Insomma, dicono ancora gli Ermellini, «qualora le spese documentate siano deducibili dall'imposta, la indicazione in dichiarazione dì tali spese non effettuate o effettuate in misura inferiore integra la condotta del reato, per il fatto che si fanno apparire elementi passivi fittizi. La falsità può cadere sul contenuto della fattura o del documento contabile rilevante, attestandosi che è stata eseguita una operazione in realtà non eseguita oppure che l'importo dell'operazione è superiore a quello reale, ma può cadere anche sulla indicazione dei soggetti tra cui è intercorsa l'operazione».

La vicenda riguarda una maxitruffa in Campania. Alcuni contribuenti avevano messo in piedi una vera e propria associazione criminale. Avevano ottenuto da alcune cliniche falsa documentazione per spese sanitarie, riuscendo a ottenere una detrazione Irpef, che in questi casi è del 19%, per oltre 2 mila euro. Il ricavato lo avevano diviso con le strutture sanitarie. Ma la frode non era stata posta in essere con delle fatture quanto piuttosto con altri documenti contabili. Per questo in sede di merito erano sfuggiti alla condanna penale incorrendo solo in quella amministrativa. Ora la Cassazione ha cambiato le carte in tavola e ribaltato il verdetto. Sarà il tribunale partenopeo a decidere a quanto condannarli.

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