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Fondo monetario internazionale: No all'aumento Iva

del 11/07/2012
di: Tancredi Cerne
Fondo monetario internazionale: No all'aumento Iva
Secco no all'aumento dell'Iva da parte del Fondo monetario internazionale. Dopo aver elogiato le misure fiscali introdotte dal governo Monti per riportare l'Italia sulla giusta carreggiata, gli esperti di Washington hanno avvertito dei rischi potenziali connessi a un incremento dell'imposta sul valore aggiunto dal 20 al 23%, così come prospettata dall'esecutivo. «Per salvaguardare la crescita economica, il governo dovrebbe identificare e mettere in atto i tagli alla spesa necessari per evitare un aumento dell'Iva di qui alla fine dell'anno», si legge nel documento di valutazione sull'Italia presentato ieri dagli esperti del Fondo che tra il 2 e il 16 maggio hanno scandagliato i conti della Penisola. Se è vero infatti che la manovra di innalzamento delle aliquote dal 20 al 23% e dal 10 al 12% garantirebbe oltre 20 miliardi di euro alle casse dello stato, la manovra potrebbe avere, tuttavia, un effetto contrario sulla crescita del paese inibendone i consumi. «Uno spostamento della manovra verso ulteriori tagli alla spesa e l'abbassamento delle tasse consentirebbe una migliore distribuzione del peso degli interventi», hanno ribadito gli esperti del Fondo. «Se il governo abbattesse la spesa pubblica attraverso la riduzione dei salari del settore pubblico insieme ad altri interventi identificati nella spending review, oltre a un'efficace azione di contrasto all'evasione fiscale, ci sarebbe lo spazio per mettere in atto misure di sostegno allo sviluppo del paese che potrebbero includere una riduzione dei contributi sociali con effetti positivi sul livello occupazionale. Ma anche una defiscalizzazione degli investimenti delle imprese e un'opera di finanziamento di nuove infrastrutture pubbliche». In base alle simulazioni condotte dal Fmi, l'impatto di queste misure sulla crescita del paese dovrebbe dipendere dalla composizione del pacchetto che verrà approvato dal governo. «Uno spostamento di risorse pari al 2% del Pil dai contributi sociali verso l'Iva potrebbe determinare un incremento del livello di ricchezza del paese stimato in almeno l'1% del pil nel lungo periodo», hanno assicurato gli esperti di Washington. Per fare questo, tuttavia, il Fondo consiglia di non agire sulla leva delle aliquote, già troppo alte in Italia e tali da incentivarne l'evasione. Bisogna invece ridurre le spese legate alla riscossione dell'Iva garantendo un risparmio per lo stato di dimensione tale da poter compensare la riduzione dei contributi sociali innescando un circolo virtuoso a livello occupazionale.

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