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Riforma professioni insoddisfacente: tutto da buttare

del 07/07/2012
di: Benedetta Pacelli
Riforma professioni insoddisfacente: tutto da buttare
Un testo insoddisfacente che non ha rispetto le esigenze dei liberi professionisti e non ha tenuto conto del necessario confronto con la politica. Il risultato? Se non è tutto da buttare, poco ci manca. Dunque per Mariagrazia Siliquini (Pdl) relatrice di quello schema di riforma delle professioni (decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modifiche dalla legge 14 settembre 2011, n.148) assegnato in commissione giustizia lo scorso 27 giugno, si prospettano un paio di settimane tutt'altro che facili. Alla ricerca di un delicato equilibrio tra proposte di modifica «indispensabili» ma da far digerire al governo e richieste «legittime» delle categorie professionali. Il tutto sul filo di lana giacché i termini per il parere scadono il prossimo 27 luglio.

Domanda. Onorevole da dove e quando si parte?

Risposta. I lavori in commissione partiranno probabilmente martedì 10 luglio con la mia relazione introduttiva dove illustrerò tutti i punti critici.

D. Il tirocinio e il disciplinare per esempio. Che testo è?

R. Un testo insoddisfacente che ha affrontano in maniera superficiale temi chiariti e illustrati con puntualità dagli stessi ordini professionali. Ecco perché chiederemo le opportune modifiche proprio a partire dalla norma sul tirocinio che così impostata non piace a nessuno, così come il disciplinare che ha tradito parte delle intenzioni iniziali. Senza considerare, poi, i punti in cui si può ravvisare un eccesso di delega.

D. Ci sono modi e tempi per svolgere audizioni?

R. Come relatrice le ho già proposte, le mie intenzioni sono quelle di chiamare una rappresentanza di alcune aree professionali. Saranno audizioni ristrette ma è necessario che le categorie esprimano il loro pensiero.

D. In realtà lo avevano fatto, ma poi nessuno li ha ascoltati o meglio ha tenuto conto delle richieste, o no?

R. Questo è un altro dei punti per me paradossali: sono a conoscenza dei molteplici tavoli di lavoro organizzati proprio per dar voce alle categorie professionali. E poi? Il dpr è stato scritto senza tenerne minimamente conto. Ora, invece, è opportuno che gli ordini ne parlino davanti ai rappresentanti della commissione.

D. Che margini ci sono per le modifiche?

R. È difficile dirlo perché appunto non siamo mai stati coinvolti. E ora ci troviamo con un dibattito aperto sia nei confronti del ministero che con i colleghi della commissione. Tutto in tempi ristrettissimi. Rimango comunque fiduciosa che alla fine si arrivi a una proposta condivisa e accolta.

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