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Imu: Spetta ai comuni la corretta interpretazione

del 07/07/2012
di: di Sergio Trovato
Imu: Spetta ai comuni la corretta interpretazione
L'Agenzia delle entrate non è competente a fornire risposte alle istanze di interpello presentate dai contribuenti sulla corretta applicazione della disciplina Imu, in quanto il potere di accertamento e riscossione del tributo spetta ai comuni. È il parere che ha dato l'Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 73/E diffusa ieri, all'interpello di un contribuente che ha chiesto dei chiarimenti sul trattamento agevolato come abitazione principale di un immobile dove non ha la residenza anagrafica.

Nella risoluzione viene richiamato l'articolo 13 del dl «salva-Italia» (201/2011) che, nonostante via sia una quota di compartecipazione dello stato al gettito della nuova imposta locale (50%), attribuisce ai comuni il potere di accertamento e riscossione del tributo e riconosce agli enti anche le maggiori somme derivanti dallo svolgimento di queste attività a titolo d'imposta, interessi e sanzioni. Al riguardo l'Agenzia richiama una vecchia risoluzione (1/2002) del Dipartimento delle finanze, con la quale è stato già precisato che se l'istanza di interpello si riferisce a disposizioni normative sui tributi locali, la competenza a decidere è attribuita esclusivamente all'ente impositore.

Del resto, l'articolo 11 dello Statuto del contribuente (legge 212/2000) consente al contribuente di vincolare l'attività dell'amministrazione all'interpretazione fornita sull'istanza di interpello in ordine all'applicazione delle disposizioni tributarie a casi concreti e personali. Quindi, solo l'ente locale può comunicare all'interessato la linea interpretativa che è tenuto poi a osservare nella fase di accertamento del tributo. L'amministrazione è infatti obbligata giuridicamente a uniformarsi a quanto affermato in una risposta scritta o a quanto accettato attraverso il silenzio, qualora si sia protratto per 120 giorni dalla presentazione dell'istanza. In effetti, in base all'articolo 11, l'ente titolare del potere di accertamento non può emettere atti impositivi in modo difforme dalla risposta fornita o dall'interpretazione sulla quale si è formato il silenzio assenso, a pena di nullità.

Tuttavia, nel merito, si ritiene che la tesi prospettata dal contribuente sia infondata per quanto concerne il diritto a fruire del trattamento agevolato come abitazione principale, poiché l'immobile che ha formato oggetto dell'interpello è abitato solo dai fratelli (comproprietari) che vi hanno fissato anche la residenza. Quindi, sulla propria quota di comproprietà (33%) è escluso che possa pagare l'Imu come abitazione principale considerato che, come specificato nell'istanza, non ha la residenza anagrafica nello stesso comune dove è ubicato l'immobile. L'articolo 13 richiede che per avere diritto ai benefici fiscali sulla prima casa occorre che il contribuente fissi la residenza nell'immobile e lo destini a propria dimora abituale.

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